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Mentre Gianni Zonin forse è già tornato in Usa, dove avrebbe una seconda cittadinanza, l'ex dg BPVi Samuele Sorato lo accusa: "era il Cda a deliberare, io ho risposto ai pm"

All'indomani del suo interrogatorio davanti al pm che ha tenuto la linea di quanto già dichiarato al Tribunale delle imprese l'ex presidente e per la gran parte degli "umani" dominus" della Banca Popolare di Vicenza Gianni Zonin potrebbe essere già tornato in Usa, dove dal 1976 ha attiva vicino a Charlotte in Virginia la Barboursville Vineyards, che, come recita il relativo sito e come avevamo scritto il 5 settembre 2016, opera con una grande tenuta viticola nell'East Coast che si estende su una superficie di 500 ettari, di cui 90 a vigneto. E proprio negli Usa Zonin è probabile abbia una seconda cittadinanza, anche se (o proprio perchè) innumerevoli nostri quesiti ufficiali al Consolato Usa a Milano non ci hanno confermato, nè, però, smentito, la nostra ipotesi.

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Crac BPVi, Gianni Zonin interrogato dai pm Luigi Salvadori e Gianni Pipeschi. In esclusiva le 77 pagine della sua "linea difensiva"

Gianni Zonin, ex presidente della Banca Popolare di Vicenza, è stato interrogato dalle 10 fino circa alle 14 per la prima volta oggi, mercoledì 22 marzo, a Vicenza, presso la sede della Guardia di Finanza dai pm Luigi Salvadori e Gianni Pipeschi che conducono le indagini sulle cause del disastro dell'istituto di credito berico. Le circa 4 ore di interrogatorio per i reati di aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza, anche se non vengono esclusi sulla carta altre e più gravi fattispecie, si sono accavallate a quelle che dovevano essere le ultime ore per le firme di adesione all'Offerta Pubblica di Transazione (Opt) avanzata dalla BPVi, che poi ha prolungato, come previsto, al 28 marzo i suoi termini visto che col 64% di sigle certe non è stato raggiunto l'obiettivo di ristorare e, soprattutto, di "sterilizzare" legalmente l'80% delle azioni nel perimetro della proposta fatta a 94.000 soci di cui ad oggi hanno sottoscritto la proposta di 9 euro in 63.000 in rappresentanza del 64% del capitale.

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Numeri a gogò sulle adesioni alla transazione BPVi: la confusione è madre della bugia

ArticleImage La confusione è madre della bugia. Quante sono state finora le adesioni all'Offerta pubblica di transazione (Opt) che le due ex Popolari venete, la Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, hanno proposto agli azionisti? Più di una settimana fa i media di regime avevano "sparato" una percentuale davvero poco credibile (60%), mentre noi, che amiamo la verità, e quindi non "facciamo il tifo" per una scelta che gli azionisti dovrebbero prendere in coscienza e senza indebite pressioni, avevamo avanzato dubbi sulla veridicità di quel dato. Si "giocava" certamente sulle cosiddette "manifestazioni di interesse". Gli azionisti, infatti, soltanto per avere un conteggio esatto dell'eventuale ristoro, sono costretti a firmare un documento denominato "manifestazione di interesse" che non obbliga assolutamente successivamente ad accettare l'offerta transattiva della Banca (ci mancasse!) e che quindi non ha alcuna valenza.

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Vestager faccia rimborsare i risparmiatori vittime di vendite abusive: ecco i calcoli. Poi Gianni Mion & c. lascino pure la BPVi di fatto fallita se lo Stato non potrà mettere soldi

ArticleImage Su Il Mattino di Padova di oggi, 21 marzo, si prevede, nel caso di ingresso dello Stato come socio di maggioranza, l'uscita dei vertici attuali della BPVi, Gianni Mion e Fabrizio Viola, con i nuovi vertici alle prese con tagli di personale che sarebbero saliti, solo a Vicenza, a tremila unità, una cifra che già ha fatto uscire dal cda Francesco Micheli, in assenza di strumenti per farli senza trasformarli in macelleria sociale. Sarebbe, intanto, andato «bene» l’incontro con la commissaria UE alla concorrenza Margrethe Vestager del ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan per capire quale sia la posizione della commissaria rispetto alla misura di ricapitalizzazione precauzionale (da parte dell Stato) che il Governo ha lanciato «e che deve essere utilizzata in base a regole europee molto chiare».

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Pressioni per transazione BPVi: la Consob approfondisce l'esposto di VicenzaPiu.com

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Il 14 marzo scorso titolavamo «Pubblicizzazione "indennizzo" futuribile a soci "disagiati" BPVi e adesione Fondazione Roi oggetto di un esposto di questo mezzo per possibili pressioni su soci oggetto della Opt: interessate anche magistratura e Consob» la nostra denuncia via pec, inviata anche a politici e istituzioni), in cui scrivevamo che «in merito al comunicato di ieri (13 marzo, ndr) emesso dalla BPVi sull'operazione Welfare (indennizzo a soci in condizioni disagiate) condizionata al buon esito della Opt e dettagliato solo su pagine pubblicitarie a pagamento sulla stampa (vedi allegato), pagine pagate per informare su una iniziativa di fatto ancora non attiva e solo ipotetica, e alle notizie oggi apparse sulla stampa sull'adesione della Fondazione Roi alla transazione a 9 euro per un totale di 4 milioni di euro, entrambe le operazioni e il modo della loro pubblicizzazione ci appaiono come una indebita pressione nei confronti dei soggetti dell'Opt stessa...». Ieri ci è arrivato il riscontro della Consob, Divisione tutela del consumatore Ufficio consumer protection, che pubblichiamo integralmente evidenziando come la stessa autorità reputi positive le segnaalzioni di eventuali anomalie.

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Adesione diocesi di Vicenza a transazione BPVi, Coordinamento VB e BPVi a mons. Pizziol: tuteli operatività banca e posti di lavoro ma anche giustizia per i soci. La risposta è censura del colloquo col portavoce del vescovo di questa chiesa

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Pubblicata alle 21.56, aggiornata alle 22.50. Dopo la pubblicazione della nota che segue abbiamo ricevuto una telefonata preoccupata del portavoce del vescovo che, temendo che pubblicassimo quanto oggi ci ha scritto con toni saccenti e altezzosi da unico portatore della verità, ci ha detto che non ci consentiva di considerare il suo scritto come ufficiale ma solo privato. In attesa che almeno mantenga il "mezzo" impegno a un confronto pubblico imparziale di sicuro non sciveremo quanto il portavoce ci ha comunicato prendendo atto che questa è la trasparenza della Chiesa di Vicenza. Di certo, però, non mancheremo di scrivere quello che già oggi gli avevamo educatamente risposto, visto che noi quello che scriviamo non lo nascondiamo mai, a nessuno e chiunque ce lo chieda. Cristo, di persona, però, a parte, che, però, già sa...

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Mons. Pizziol "crede" in BPVi per i dipendenti, Micheli e Anselmi hanno lasciato i Cda contro la macelleria sociale. Anselmi ha il nome del vescovo, Micheli del Papa, Mion di... Zonin

ArticleImage »Ora non sono più solo voci ma Beniamino Anselmi, presidente del Cda di Veneto Banca scelto dal Fondo Atlante, l'azionista praticamente totalitario dell'Istituto montebellunese e della Banca Popolare di Vicenza, si è dimesso  per la sua diversa visione con l'azionista e con Gianni Mion sulla fusione tra le due ex popolari venete»: così scrivevamo il 7 novembre 2016 mentre l'8 riportavamo l'Ansa che così raccontava le dimissioni e la diversa "visione" dell'uomo Anselmi rispetto a Mion, l'ex manager di Benetton che tanto ama, però, descriversi come di origini popolari: «Un passo indietro "perché certe scelte preferisco non farle" e "forse sono un uomo fuori dal tempo: preferisco non prendere nulla, rinunciare alla poltrona, ma esser in pace con la coscienza e con le persone che incontro per strada"...».

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Transazione lontana dall'80%, un socio - manager d'impresa presenta un suo personale piano industriale per la BPVi: sacrifici da fare ma a tutti i livelli, per recuperare fiducia

ArticleImage Caro Direttore, è tra noi recentemente intercorso un breve e veloce scambio di email riguardo alle nostre Banche, la Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, confessando che ci sono cascato anch'io per distrazione, negligenza, pigrizia; direi non per incompetenza come potrà desumere scorrendo il mio CV. Ebbene leggo tutto ciò che la stampa riporta, compreso quello che scrive lei e mi sento di dire che non sta accadendo nulla, non si sta facendo nulla di ciò che davvero servirebbe a uscire dal pantano con la speranza di poi risalire. Sul passato non c'è la minima chiarezza, sui "piani industriali" meno che meno, i compensi ad amministratori sono un pubblico insulto, la magistratura non si vede, sulle adesioni si spacciano grossolane bugie la cui diffusione è affidata a Gianni Mion, un signore in età e dall'eloquio confuso.

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L'abolizione dei voucher e il lavoro nero

ArticleImage Il consiglio dei ministri ha deciso che i voucher sono (o, meglio, saranno) aboliti. Si "scongiura" così il referendum promosso dalla CGIL. È, senza dubbio, una vittoria per quel sindacato. Da ieri si possono leggere le prese di posizione di varie associazioni padronali, sindacati ormai allineati alle volontà imprenditoriali e di partiti legati ad interessi prevalentemente padronali che prevedono l'aumento del lavoro nero. Leggiamo, ad esempio, cosa scrive l'Ansa il 18 marzo 2017 (ore 15) riguardo l'abolizione dei voucher: "(...) Contrarie si sono dette Confindustria, Confcommercio, Confapi, che hanno parlato di "scelta sbagliata". Molto critica anche la Cisl, secondo cui la decisione di eliminare i voucher è "tutta politica ed incomprensibile dal punto di vista del merito". La Uil sottolinea, invece, come occorra subito "trovare una soluzione" per regolare le attività occasionali (per studenti, pensionati, disoccupati) e per questo "ora vogliamo puntare a un accordo con il governo".

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Rimborsi, la muta via crucis dei pochi soci nelle filiali BPVi e Veneto Banca, CorVeneto: «Mi dissero: sei matto a vendere? Ora li vedo in pensione e li maledico»

ArticleImage di Emilio Randon, da Il Corriere del Veneto

Queste non sono più banche, sembrano alberghi fuori stagione, Rimini a dicembre, il mare d'inverno che a vederlo ti viene da cantare con la Bertè «qui non viene mai nessuno a farci compagnia». Per la verità qualcuno ieri c'era, ma erano pochi, e anche questi erano clienti fuori stagione, fuori tempo massimo e comunque rovinati. Nella sede di Veneto Banca in viale Crispi a Vicenza , dalle 9 a mezzogiorno, se ne sono visti cinque, altrettanti in centro nella sede della Banca Popolare di Vicenza, in entrambe un commesso apriva, un funzionario accoglieva, dopo di che, firmata la capitolazione, li vedevi uscire mesti questi ex clienti schivando i giornalisti, chi non firmava conservando intatta la rabbia e per questo meglio disposto a renderla pubblica.

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Quei 630 soci vip «salvati» dalla BPVi prima del baratro, Il Sole 24 Ore: loro non sono sfiorati dal dilemma della transazione al 15%. Su tutti spicca Giuseppe Zigliotto

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Di Fabio Pavesi, da Il Sole 24 Ore

Quel dilemma angusto se aderire o meno all'offerta di ristoro proposta dalla Banca Popolare di Vicenza ai suoi azionisti e che farebbe chiudere la loro avventura di soci con una perdita secca dell'85% del capitale investito, non li sfiora minimamente. E da tempo. Loro sono i 630 fortunati che sono riusciti a prendere l'ultimo treno utile. Quello che è passato prima che la banca chiudesse il mercato della compravendita dei suoi titoli. Quei 630 salvati dal baratro hanno rivenduto le azioni tra settembre del 2014 e febbraio del 2015 al prezzo di 62,5 euro. Usciti indenni quindi. Anzi anche guadagnandoci per chi le aveva in portafoglio a prezzi più bassi. Un colpo di fortuna, preveggenza o un corridoio privilegiato che ha permesso a qualcuno di superare la fila dei richiedenti che volevano scappare dalla Vicenza? Non è dato sapersi.

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Sabato 18 Marzo alle 23:36 da paolor_it
In Venerdì 17 per BPVi: Francesco Micheli lascia, adesioni Opt sotto 50%, rating perde l'ultima B, chiesto l'aiuto di Stato. E poi associazioni più forti insistono col "no" e querelano la banca per stalking quelle di don Torta
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