Quotidiano | Categorie: Interviste, Economia&Aziende

Carlo Messina, ad di Intesa Sanpaolo sinonimo oggi di BPVi e Veneto Banca: parla, ascolta e qui risponde

Di Redazione VicenzaPiù Mercoledi 11 Ottobre alle 14:25 | 0 commenti

Carlo Messina ha scelto ieri, 10 ottobre, Palazzo Leone Montanari sede di rappresentanza storica a Vicenza di Banca Intesa Sanpaolo, per fare il punto con la stampa nazionale e locale sulla cronaca e sul futuro oltre che sulla storia, che ha portato in mano all'Istituto, "il più grande e affidabile in Italia, oltre che di peso in Europa e, quindi, banca di bandiera - ha sottolineato - un campione dell'Italia da difendere quando ci si lamenta della perdita di altre aziende di riferimento", la parte attiva di Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, che di per se stesse sono state poste in liquidazione coatta amministrativa dopo una gestione che l'ad dell'Istituto ha più volte definito "scandalosa" e "vergognosa" come d'altronde ci aveva anticipato in tempi non sospetti, il 7 giugno 2016 al Cuoa di Altavilla Vicentina.

Se alla sua introduzione, che abbiamo lanciato in sintetica diretta e che abbiamo già presentato in video integrale ieri, Messina ha dedicato circa 20 minuti non si può di certo dire che abbia trascurato di rispondere alle domande di dettaglio, tattiche  e strategiche che gli sono state poste e che qui vi proponiamo anche esse integralmente.

Sono 40 minuti, il doppio della presentazione, ma più che sintetizzati vanno ascoltati, capiti e pesati nel loro complesso.

Eccovi il, nostro, servizio di informazione senza fltrli, tanto di tempo e spazio per i commenti, su fatti e dati, ne avremo. 


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In Gianni Zonin fa così tanta scena muta in commissione d'inchiesta sulle banche che Casini prova a fare il suo ventriloquo

Giovedi 14 Dicembre alle 14:25 da Lucia
In La lettera di una socia di Veneto Banca per accelerare il "ristoro" ai risparmiatori truffati dalle banche venete
Leggendo la lettera di Flavia mi è venuto tornato alla mente l'articolo 47 della Costituzione, nel passaggio dove recita:

"La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme...".

Purtroppo, come molte altre volte succede in questo Bel Paese mal gestito, avviene il contrario.
La vicenda delle banche venete è purtroppo nota e non stanno nemmeno più in piedi gli alibi che vogliono colpevolizzare i soci ("se la sono cercata loro perché sapevano che era rischioso ... volevano fare gli squali e adesso piangono miseria ...") perché è stato dimostrato che non è così; il prezzo delle azioni è stato taroccato ed è una truffa bella e buona che le banche hanno fatto ai loro sottoscrittori.
Raggirati da funzionari bancari senza coscienza pilotati a loro volta dai direttori senza scrupoli, che sapevano benissimo di vendere azioni fuffa ... ma l'importante è vendere e far carriera (no?).
E via col valzer delle scuse del tipo "siamo una banca solida ... non abbiamo problemi etc".
Mentre si tentava di coprire la voragine bancaria con un fazzolettino di carta, Consob e Banca d'Italia si giravano dall'altra parte per non vedere.
Il finale vede trionfare le banche che hanno fatto lo "sforzo" di avere solo la parte sana.
Come se non bastasse, i funzionari "lupi" delle due banche si sono travestiti da "agnelloni" di Intesa San Paolo, e probabilmente continueranno a perdere il pelo ma non il vizio.
Tutto apposto dunque. No?
Direi che alla luce di questo non faccio fatica a credere alla lettrice quando dice "credere nella Giustizia è diventato molto, molto difficile, quasi impossibile". E' e rimane impossibile, cara Flavia.
Molto probabilmente in un altro Paese più civile la cosa avrebbe preso una piega diversa, a favore dei risparmiatori (penso ad es. alle class action, che da noi sono solo di facciata).

Credo purtroppo, cara Flavia, che la lettera inviata ai politici cada nel nulla.
Per il semplice motivo che se qualcuno avesse voluto davvero fare qualcosa PRIMA, l'avrebbe fatto.
Ora è troppo tardi. Ed è persino patetico che i politici si proclamino adesso paladini dei risparmiatori, a babbo morto.

Mi spiace infonderle amarezza Flavia, ma mi dica forse se non ne ho motivo.

Con augurio di poter essere smentito.

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