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Banca Popolare di Vicenza, il “saccheggio di Prato” secondo Lettera 43. E il ricordo dell'astio verso Gianni Zonin per i quadri...

Di Edoardo Andrein Martedi 5 Luglio 2016 alle 18:22 | 0 commenti

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Un reportage di Barbara Ciolli pubblicato dal quotidiano online Lettera 43 diretto da Paolo Madron titola “Prato, il saccheggio della Popolare di Vicenza”. Si tratta di un “viaggio” nella città del tessile la cui banca locale, la CariPrato, è stata acquisita da Gianni Zonin nella “galassia” BPVi, e ora deve fare i conti con imprenditori e famiglie pratesi in difficoltà. Ma in passato l'insofferenza della città di Prato verso la Banca Popolare di Vicenza e il suo ex presidente era già sfociata anche nella querelle sui prestigiosi quadri portati a Vicenza di abbiamo scritto il 21 luglio 2013.

Una storia iniziata dal trasferimento di tre capolavori rinascimentali, il Crocifisso con cimitero ebraico di Giovanni Bellini, la Madonna col bambino di Filippo Lippi e la Coronazione di spine del Caravaggio (clicca per le foto), al quale è seguita un’offensiva contro Zonin di istituzioni e politica:

“La vicenda delle opere d'arte della galleria di Palazzo degli Alberti rischia di rappresentare uno dei momenti più tristi e  oscuri della storia culturale recente della nostra città” affermava Filippo De Rienzo esponente del Partito Democratico.

“Questa è un'emergenza - rincarava la dose Andrea Bonacchi del Popolo delle Libertà - si tratta di un vero e proprio saccheggio di opere d'arte, un danno per certi versi incalcolabile per il patrimonio storico, artistico e culturale del nostro territorio”.

E il Presidente della Provincia di Prato Lamberto Gestri rincarava la dose:

“Perché il Presidente della più importante banca del territorio sceglie, per riaffermare i propri diritti da nessuno negati, la via della chiusura negando ogni possibilità di dialogo con i pratesi? Evidentemente a Vicenza c'è la convinzione - come si dice dalle nostre parti - di averci preso ormai le misure per cui non c'è nulla da temere”.

Infine la stoccata contro Zonin del presidente degli industriali pratesi Andrea Cavicchi:

“Ho ancora nelle orecchie l'eco sgradevole delle parole di Gianni Zonin. Nel tono e nella sostanza del colloquio con il presidente della Popolare di Vicenza c'è un di più di arroganza gratuita, non commisurata alla semplice domanda di informazioni circa la sorte della collezione. Boicottiamo la banca. Ognuno di noi prenda una posizione come privato cittadino”.

 

Di seguito l'inchiesta pubblicata il 4 luglio 2016 da Lettera 43:

La città di Malaparte e dei miliardi fatti con gli stracci si è fatta svuotare anche dai banchieri veneti.
Quasi 200 mila abitanti, due scrittori premio Strega e un distretto tessile disossato dai cinesi e dalla crisi, Prato è ora scossa dal buco della Banca popolare di Vicenza.
Lo scandalo dilaga anche nel ramo periferico dell'istituto, feudo ventennale di Gianni Zonin finito nelle mani del fondo di salvataggio Atlante.
VIA IL CARAVAGGIO. Nel 2011 la banca locale CariPrato è stata acquisita dalla BpVi, e non bastava il contenzioso per un Caravaggio e altri dipinti del Lippi e del Bellini fatti subito portare a Vicenza da Zonin, approfittando di una mostra temporanea: Palazzo degli Alberti - proprietà e sede storica della CariPrato, poi di BpVi - ha una galleria ancora aperta su prenotazione, ma con le pareti spogliate dei quadri più preziosi.
Le Fiamme gialle tornate nella sede centrale veneta hanno perquisito anche diverse filiali toscane tra Prato, Pistoia e Lucca.
OLTRE 5 MILA AZIONISTI. Da dicembre 2015 la procura di Prato indaga per il reato di estorsione ai danni di alcuni imprenditori con dei fidi alla BpVi, che si sospetta essere stati costretti ad acquistare azioni del gruppo. Migliaia di altri soci hanno perso migliaia di euro per il crollo del valore dei pacchetti e alcuni di loro hanno mutui stretti con lo stesso istituto.
Dall'elenco soci emerso in un incontro tra Comune, Camera di Commercio e Fondazione Cassa di Risparmio, gli azionisti pratesi della BpVi depauperati sarebbero 5.358, per un totale di quasi 200 milioni di euro persi nel distretto: 70 milioni in mano a piccoli e medi risparmiatori, con quote spesso inferiori ai 10 mila euro. Non pochi, per una città di provincia come Prato.

A rischio 35 mila clienti, molti imprenditori nell'ombra.

Ma i numeri che girano tra chi ha perso i soldi - le azioni fatte acquistare dalla BpVi sono crollate in pochi mesi da 62 euro a 10 centesimi - e segue continuamente la vicenda attraverso fonti ufficiose degli addetti ai lavori sono ben più alti: 35 mila azionisti, secondo le indiscrezioni, starebbero aspettando giustizia in Toscana nell'ombra.
Non c'è trasparenza: fino alla vigilia della bomba giudiziaria, tra il 2014 e il 2015 sono state vendute azioni su azioni, e ad aprile in una filiale centrale a Prato sono stati necessari due pignoramenti per ottenere dalla banca la documentazione richiesta da alcuni azionisti che avevano fatto ricorso.
DIPENDENTI IN PROTESTA. Tra piccoli risparmiatori e imprenditori, come tra gli impiegati della Popolare di Vicenza, tanto imbarazzo, per non dire vergogna. Una cinquantina tra i circa 500 dipendenti pratesi (900 nella regione) hanno manifestato con i sindacati di categoria per dissociarsi dalla dirigenza: quattro filiali sono state chiuse in fretta e furia nell'ottobre 2015, mentre scattavano le indagini sulla BpVi, con decine tra trasferimenti ed esuberi.
Ora i pensionati e gli ex dipendenti sono i più disposti a esporsi. Ma anche tra chi resta si teme per il futuro «messo in forse dalla situazione pesantissima della banca», ci si dichiara vittima dei vertici per costituirsi parte civile.
PRIMA I CLIENTI. Diversi lavoratori della BpVi sono loro stessi soci o hanno venduto a familiari e parenti le azioni.
Ma tra i 16 indagati dalla procura di Prato per concorso in estorsione ci sono anche degli sportellisti, oltre a funzionari e dirigenti: andranno appurate le responsabilità, colpite le mele marce e difesi gli onesti.
Però, prima di tutto, almeno a parole, vengono i clienti: «Faremo la battaglia in ogni luogo per una delle aziende con il più alto numero di occupati in città. Ma c'è anche chi ha perso tutto e prima è necessario porre le basi eventualmente per ricostruire un po’ di fiducia», ha dichiarato il sindaco Matteo Biffoni (Pd), ricordando i pratesi che bussano alla sua porta «con le lacrime agli occhi».

Indagini per estorsioni. Poca fiducia nei magistrati di Vicenza.

Anche a Prato lo scandalo BpVi monta con l'allargarsi dell'inchiesta. Oltre al reato di estorsione, la procura cittadina è pronta ad avviare verifiche (e aprire eventualmente un fascicolo per truffa) su possibili violazioni dei profili di rischio di clienti in possesso di titoli, per appurare se - in particolare ai piccoli risparmiatori - siano state attribuite loro competenze finanziarie che non avevano.
Potrebbe essere accaduto: controlli della Banca centrale europea (Bce), tra il febbraio e il luglio 2015, nell'istituto vicentino hanno identificato i profili di 58 mila azionisti non in linea con le normative della direttiva europea sugli strumenti dei mercati finanziari Mifid.
RISCHIO BOOMERANG. Diversi titolari di aziende pratesi incrociano poi le dita per l'ordinanza di un giudice di Venezia, che ha di recente dichiarato nulla l'operazione di finanziamento che un imprenditore e socio della BpVi aveva denunciato essergli stato accordato in cambio della sottoscrizione di un aumento di capitale della banca.
Il ricorso d'urgenza, accolto in sede civile dal Tribunale lagunare, annulla per la prima volta anche l'obbligo a carico di un azionista della BpVi di restituire il prestito ricevuto con tali modalità: non è ancora una sentenza che fa da precedente, ma è un orientamento.
Nella città tessile ci sono imprenditori esposti (tra fidi e azioni andate in fumo) per alcune centinaia di migliaia di euro: uscire allo scoperto farebbe scattare le segnalazioni alla Centrale dei rischi di Bankitalia e le loro aziende indebitate rischierebbero di saltare.
Prima di auto-denunciarsi, si cerca un'ancora di salvezza. Anche fare class action o querelare rischia infatti di diventare in un boomerang: per i soci, come fare causa a se stessi.
SILENZIO E ASTIO. I più chiedono risarcimenti civili, ma la differenza la potrebbe fare solo un'inchiesta penale dura della procura vicentina. Nell'autunno però, come in passato, questa ha aperto le indagini casalinghe sulla BpVi per reati con pene abbastanza leggere e prescrivibili, come false comunicazioni sociali (cioè falso in bilancio) e aggiotaggio. Solo a marzo, dopo 500 esposti-denuncia per truffa, i magistrati della cittadina veneta hanno ampliato le ipotesi di reato all'associazione a delinquere. Sono ben note anche in Toscana le commistioni tra Zonin e la sua cerchia, e gli ex magistrati e ispettori da lui arruolati nel consiglio di amministrazione e ai vertici di BpVi.
Anche tra gli imprenditori pratesi ben inseriti nel salotto buono della vecchia Fondazione CariPrato - impassibile durante lo scempio dei veneti - c'è poca speranza di vincere. Più realisticamente, si conta di recuperare la metà della perdite trattando con il fondo Atlante.
Un paradosso, per la città del mercante che nel Medioevo inventò la cambiale. Oggi silenziosa, con un astio che ribolle.

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