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Dopo eventi drammatici che hanno travolto col sistema bancario anche BPVI e Veneto Banca, è un dovere rinnovare i vertici di Bankitalia

Di Ubaldo Alifuoco Domenica 22 Ottobre 2017 alle 00:02 | 0 commenti

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Nella seduta parlamentare del 17 ottobre scorso sono state presentate varie mozioni riguardanti la nomina del governatore della Banca d’Italia, e più o meno tutte si esprimono decisamente contro la rinomina di Ignazio Visco. (nell'immagine di copertina con Carmelo Barbagallo a capo della Vigilanza, ndr). In particolare, la tanto citata mozione del PD* sottolinea che “si tratta di una scelta particolarmente delicata in considerazione del fatto che l'efficacia dell'azione di vigilanza della Banca d'Italia è stata, in questi ultimi anni, messa in dubbio dall'emergere di ripetute e rilevanti situazioni di crisi o di dissesto di banche, che … avrebbero potuto essere mitigate nei loro effetti da una più incisiva e tempestiva attività di prevenzione e gestione delle crisi bancarie.”

In coerenza con tale valutazione, i firmatari impegnano il Governo “ad adottare ogni iniziativa utile a rafforzare l'efficacia delle attività di vigilanza sul sistema bancario ai fini della tutela del risparmio e della promozione di un maggiore clima di fiducia dei cittadini nei confronti del sistema creditizio, individuando a tal fine, nell'ambito delle proprie prerogative, la figura più idonea a garantire nuova fiducia nell'istituto.”

Se pensiamo a quanto è accaduto negli ultimi anni in molte banche, e soprattutto nella Banca Popolare di Vicenza, non possiamo che condividere la conclusione del documento, indipendentemente da chi lo ha presentato. Sono i fatti oggettivi ad aver messo in evidenza un’azione della Banca d’Italia che non ha protetto appieno il sistema del risparmio. Su ciò basta ricordare cose che i vicentini ormai conoscono a memoria: il gonfiamento della quotazione del titolo ben al di là del suo valore reale, le cosiddette operazioni “baciate” con cui si concedevano finanziamenti a patto che venissero automaticamente sottoscritte azioni della stessa Banca, la vendita di titoli a gente il cui profilo di rischio avrebbe suggerito altri tipi di investimento, l’investimento in fondi internazionali di dubbia affidabilità, l’estensione degli sportelli prescindendo dalla loro redditività, ecc.

Nonostante queste concretissime evidenze, si è sollevata una rete di protezione attorno al governatore Visco assolutamente incomprensibile. Per tutti basti leggere il contraddittorio articolo di Ezio Mauro, su La Repubblica del 21 ottobre scorso, il quale esordisce con questa affermazione: “Che ci sia stato un problema di vigilanza allentata e di sorveglianza miope sulle fragilità che le banche italiane camuffavano è ormai fuori dubbio, perché tutti abbiamo sentito per troppi anni i controllori garantire sulla solidità certa dell'impianto, a partire da via Nazionale, e dallo stesso Governatore …”. Dopo tale giudizio non certo lusinghiero, invece di associarsi a chi chiede un ricambio, Mauro fa seguire un generico attacco alla politica che sfocia, di fatto, in un sostegno al rinnovo del mandato a Visco, e dunque ad una assoluzione complessiva dell’azione svolta dall’intero vertice della nostra Banca centrale.

Stupefacenti poi sono le argomentazioni di alcuni politici, come Bersani e Brunetta, la cui unica preoccupazione è quella di bastonare il nemico Renzi prescindendo così totalmente dal merito della vicenda, e sorvolando sulla storia recente del sistema creditizio italiano, e veneto in particolare, dove alcuni personaggi hanno potuto spadroneggiare con il risultato di mettere sul lastrico decine di migliaia di azionisti, di risparmiatori, di professionisti e di imprese.

Tra gli argomenti sollevati da questa eterogenea combriccola di fans del governatore, il più irritante riguarda il “principio di indipendenza” che deve salvaguardare la Banca d’Italia e quindi il suo governatore. Per valutare questo assunto è bene ricordare la riorganizzazione dei sistemi bancari dopo la grande crisi degli anni ’29-’30 del secolo scorso. Allora, per sottrarre la politica monetaria e del credito alle bizze della politica, anche in Italia fu redatta la Legge Bancaria del 1936, la quale stabilì regole molto rigide che ingessarono il sistema, spartirono il territorio e le modalità di erogazione del credito in modo da impedire la concorrenza a favore della stabilità. A tutela di tale impianto, si deliberò una indipedenza della Banca Centrale suggellata dalla nomina a vita del suo governatore.

Regole comprensibili e opportune in una fase storica in cui la stabilità era la il bene primario da garantire. Nell’ultimo ventennio le priorità sono cambiate e la nuova legge bancaria (262/2005) ha avviato una fase di competizione volta a creare maggiore efficienza. Tra le nuove regole, vi è quella secondo cui il governatore viene nominato con decreto del Presidente della Repubblica su indicazione del Governo, per una durata di sei anni, rinnovabili per un solo mandato. E’ chiaro che il Legislatore ha voluto superare definitivamente il criterio dell’inamovibilità del vertice della Banca, e quindi della insindacabilità della sua azione.

In parole più semplici, ciò significa che l’indipendenza della Banca è garantita nel corso del mandato, ma non certo che alla fine di questo non sia possibile stilare un bilancio ed esprimere una valutazione di opportunità partendo dai fatti concreti. Se si ignorano i fatti, e si procede con principi astratti come se nulla fosse accaduto in questi anni, ci troveremmo di fronte all’ennesima beffa ai danni dei risparmiatori che si sono fidati nelle capacità di controllo di una istituzione fondamentale per lo sviluppo del Paese.

 

Altri scritti di Ubaldo Alifuoco si trovano su questo mezzo e su PerVicenza.it

 

*Ottobre 17 2017 – Mozione Fregolent e altri su Banca Italia

La Camera,

premesso che:

o   la Banca d'Italia, banca centrale della Repubblica italiana, parte integrante del Sistema Europeo di Banche Centrali, è un istituto di diritto pubblico, regolato da norme nazionali ed europee, indipendente nell'esercizio dei suoi poteri e nella gestione delle sue finanze;

o   le principali funzioni della Banca d'Italia sono dirette ad assicurare la stabilità monetaria e finanziaria, anche attraverso il concorso alle decisioni della politica monetaria unica nell'area dell'euro e lo svolgimento dei compiti propri di una banca centrale componente dell'Eurosistema per garantire la sana e prudente gestione degli intermediari;

o   inoltre, a seguito dell'istituzione dell'Unione bancaria tra i Paesi dell'eurozona, la Banca d'Italia ha assunto dal novembre 2014 la funzione di autorità nazionale competente nell'ambito del Meccanismo di vigilanza unico (MVU o Single Supervisory Mechanism, SSM) e dal 2016 di Autorità nazionale di risoluzione delle crisi nell'ambito del Meccanismo di risoluzione unico (MRU o Single Resolution Mechanism, SRM), funzioni estremamente complesse da esercitare in un ambiente caratterizzato da difficoltà crescenti e cambiamenti profondi e che richiedono un'azione efficiente, responsabile e imparziale;

o   la nomina dell'attuale Governatore risale al novembre del 2011 ed è, pertanto, imminente l'obbligo di procedere al rinnovo della carica che, ai sensi dell'articolo 19, comma 8, della legge 28 dicembre 2005, n. 262, è disposta con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il parere del Consiglio superiore della Banca d'Italia;

o   si tratta di una scelta particolarmente delicata in considerazione del fatto che l'efficacia dell'azione di vigilanza della Banca d'Italia è stata, in questi ultimi anni, messa in dubbio dall'emergere di ripetute e rilevanti situazioni di crisi o di dissesto di banche, che a prescindere dalle ragioni che le hanno originate – sulle quali si pronunceranno gli organi competenti, ivi compresa la Commissione d'inchiesta all'uopo istituita – avrebbero potuto essere mitigate nei loro effetti da una più incisiva e tempestiva attività di prevenzione e gestione delle crisi bancarie;

o   rilevato che le predette situazioni di crisi o di dissesto hanno costretto il Governo e il Parlamento ad approvare interventi straordinari per tutelare, anche attraverso l'utilizzo di risorse pubbliche, i risparmiatori e salvaguardare la stabilità finanziaria, in assenza dei quali si sarebbero determinati effetti drammatici sull'intero sistema bancario, sul risparmio dei cittadini, sul credito al sistema produttivo e sulla salvaguardia dei livelli occupazionali,

impegna il Governo

1)   ad adottare ogni iniziativa utile a rafforzare l'efficacia delle attività di vigilanza sul sistema bancario ai fini della tutela del risparmio e della promozione di un maggiore clima di fiducia dei cittadini nei confronti del sistema creditizio, individuando a tal fine, nell'ambito delle proprie prerogative, la figura più idonea a garantire nuova fiducia nell'istituto, tenuto conto anche del mutato contesto e delle nuove competenze attribuite alla Banca d'Italia negli anni più recenti. 

«Fregolent, Pelillo, Cinzia Maria Fontana, Tancredi».

(Mozione non iscritta all'ordine del giorno ma vertente su materia analoga).

 


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