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Letti e riletti del 1° giugno, per Bpvi scoppia la guerra tra procure e Passera attacca: "lasciate fallire le due banche"

Di Piero Zanin Giovedi 1 Giugno 2017 alle 13:11 | 0 commenti

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Siamo al terzo giorno di trincea dopo la riaccensione del caso ex Popolari, tanto che anche i media nazionali hanno "riscoperto" i guai delle due banche venete. Inevitabile un surriscaldamento dei toni.
Titola il "Corriere della Sera" riguardo al passaggio di parte delle indagini a Milano: "Sequestri per 106 milioni in Bpvi, è scontro". Parla di "guerra tra procure" il Gazzettino, mentre il Giornale di Vicenza mette in chiaro: "Bpvi spacca procura e giudici". Effettivamente a Borgo Berga, nel palazzo di giustizia, effettivamente la situazione è tesa. Come riportato anche in questo sito, il procuratore Antonio Cappelleri ha impugnato il decreto con cui il Gip ha trasferito l'inchiesta sulla Banca Popolare di Vicenza a Milano.La questione è sulla carta semplice. Il reato da accertare, ostacolo alla vigilanza della Consob, secondo il giudice delle indagini preliminari deve essere giudicato nella città in cui l'ente di controllo ha sede. Cappelleri ha però bollato come "abnorme" la decisione rivolgendosi alla Cassazione.

Per il togato vicentino, infatti, "il processo si farà a Vicenza". Staremo a vedere, ma intanto sempre sul fronte banche si segnalano le grandi manovre per tentare di salvare Veneto Banca e Popolare di Vicenza. Anche in questo caso lasciamo ogni approfondimento ad altri articoli di questo sito, segnalando, però, il giudizio perentorio apparso su il Gazzettino dell'ex ministro Corrado Passera (nella foto): "non sono sostenibili, le venete falliscano". Nell'articolo a firma di Rubina Bown il banchiere specifica. "In un sistema bancario dove le banche buone salvano quelle cattive, alla fine si va a indebolire l'intero sistema...Senza un piano convincente per il salvataggio di Veneto Banca e di Banca Popolare di Vicenza, c'è da chiedersi perché bisognerebbe metterci altri soldi. Nel caso dei due istituti di credito veneti, mancano i presupposti della sostenibilità aziendale. Non dimentichiamo che sono già stati messi quattro miliardi di risorse tra private e pubblico-private".
Prima di lasciare l'argomento banche, resta da sottolineare l'analisi di Gianni Trovati sulle pagine de Il Sole 24 ore che ribadisce: "Il fattore tempo è una variabile decisiva nella vicenda delle due banche venete" ma secondo il giornalista, che ha raccolto alcune indiscrezioni tra Roma e Bruxelles, serve ancora attendere. Il nodo delle ex Popolari si sbloccherà solo dopo "la chiusura del dossier Mps". La situazione, dunque, resta fluida ma è chiaro che giugno sarà un mese decisivo per i destini dei due istituti di credito e in parte del sistema bancario nazionale.
Intanto la politica regionale si divide e mentre l'ex parlamentare europea e ora consigliera regionale Alessandra Moretti attacca il governatore Luca Zaia, reo secondo la rappresentate del Pd di "immobilismo" Palazzo, in Regione non ci sono più soldi. Denuncia il Gazzettino: "Veneto, finiti i soldi per le nuove leggi".
L'ultima batosta alle casse regionali arriva, infatti, dalla Pedemontana. Dopo la firma del nuovo accordo con Sis, la Regione dovrà fare fronte alla rata del mutuo acceso con la Cassa Deposito Prestiti di 300 milioni. Soldi che verranno prelevati dai fondi messi a bilancio come "spese impreviste". In pratica da questo mese "I consiglieri possono presentare proposte solo a costo zero", ogni nuova legge di intervento regionale, infatti, non sarebbe coperta fino alla chiusura dell'anno.


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