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"Da carte su BPVi emerge che Bankitalia era al corrente delle baciate dall'ispezione 2012 ma non fece rilievi...": la lettera denuncia originale di Silvano Trucco, ex dg Bene Banca

Di Silvano Trucco, ex dg Bene Banca Domenica 13 Agosto 2017 alle 15:08 | 0 commenti

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Il 1° luglio 2017 titolavamo sugli intrecci tra Bene Banca (la BCC cuneese di Bene Vagienna), Banca d'Italia e la sua "sponsorizzata" Banca Popolare di Vicenza dell'era segnata da Gianni Zonin: «Torna con una "lettera aperta" alla stampa sui fatti già denunciati Francesco Bedino, ex presidente di Bene Banca "commissariata" da Bankitalia in favore di BPVi ora "liquidata"». Ne avevamo parlato anche l'11 maggio in «Io sto con Vincenzo Consoli, purché si scrolli di dosso la cacca dei piccioni viaggiatori», articolo per il quale è stato aperto l'ennesimo procedimento legale contro VicenzaPiù addirittura dalla, incompetente, Procura di Treviso (ci è stato detto dal nostro legale che "è un puro atto intimidatorio...», ma tant'è, ci torneremo...).

L'articolo aveva riportato a galla un pezzo del Fatto Quotidiano da noi pubblicato in rassegna stampa oltre due anni prima, il 5 marzo 2015 («Alla BPVi soldi di BCC cuneese, Duso suo commissario e Ad di Marzotto Sim, al 9% della BPVi»

La questione, estremamente importante per i vertici tartassati da Bankitalia, lo è anche per gli incroci già da noi evidenziati con la storia degli amoreggiamenti tra l'entourage di Ignazio Visco e la corte di Gianni Zonin. Oggi sulla questione è tornato anche Il Fatto («Il caso della BCC Bene Vagienna. Commissari e pm, le armi improprie della Banca d'Italia» titola il pezzo di Giorgio Meletti che mostra come via Nazionale fosse "pronta a tutto per il risiko delle aggregazioni").

In attesa di pubblicare una serie di "testimonianze", che evidenziano soprattutto la "relazione" a tre BPVi, Bankitalia e BCC Bene, anticipiamo la lettera originale e integrale che ci ha inviato il 5 agosto Silvano Trucco, ex D.G. di Bene Banca quando a presiederla era Francesco Bedino, lettera da cui è partita l'acuta analisi di Meletti e su cui, complici le nostre risorse "umane" limitate e, soprattutto, il desiderio di focalizzare di più la vicenda sul caso vicentino, stiamo lavorando per fornirvi a breve considerazioni e fatti specifici.

Ma un passaggio della missiva è fondamentale, se chi di dovere verificherà e confermerà, e lo anticipiamo alla vostra lettura: «Nelle carte su Banca Popolare di Vicenza emerge come Bankitalia era al corrente delle "baciate" sin dall'ispezione 2012 ma non fece rilievi...». La matassa pare che possa essere dipanata, a volerlo... Ecco, quindi, la lettera e l'articolo.

 

"Questo è l'articolo odierno di Gianluca Paolucci - ci scrisse il 5 agosto l'ex dg allegandoci il testo uscito su La Stampa quel giorno stesso e che riportiamo a seguire*. Nelle carte su Banca Popolare di Vicenza emerge come Bankitalia era al corrente delle "baciate" sin dall'ispezione 2012 ma non fece rilievi. Nelle carte che ho acquisito io stesso dal procedimento penale a mio carico è emerso in maniera documentale che il funzionario di Bankitalia, post ispezione del 2012, ha distorto la realtà in sede di S.I.T. con gli inquirenti per tentare di imputare al sottoscritto reati non commessi! Tutto oggi è al vaglio dei miei avvocati al fine di presentare idonea querela per calunnia. I soliti 2 pesi e 2 misure di Bankitalia! Basta, Deve finire! Da parte mia farò di tutto per fare emergere la verità sul caso Bene Banca e sulla protervia di Bankitalia che vuole annichilire e distruggere chi osa criticarne l'operato. Senza contare le indebite pressioni dalla sede di Torino di Banca d'Italia sul Procuratore Capo di Cuneo affinché riaprisse il fascicolo nei miei confronti dopo che la segnalazione della Vigilanza alla magistratura post ispezione era stata rubricata a Modello 45 (contro ignoti) ed archiviata il 10.09.2014 dal PM Maurizio Picozzi. Evidentemente nel 2014 il sottoscritto non dava fastidio essendo all'epoca in rigoroso silenzio. Ma nel 2015 la denuncia a marzo contro il Commissario per i 38 milioni della Bcc benese girati a Vicenza a tassi irrisori, la partecipazione e l'intervento a luglio alla Camera alla presentazione del Libro "La banda d'Italia" del grandissimo Elio Lannutti (che ha dedicato due capitoli della propria fatica letteraria allo strano caso del commissariamento Bene Banca), la presentazione ad agosto a Fossano in un convegno affollatissimo e ripreso da tutti i media locali, hanno fatto scomodare Palazzo Koch tanto da indurre un ignoto funzionario (magari il Direttore di Filiale di Torino) a consegnare "a mano "una lettera (rubricata "Banca d'Italia - sede di Torino" ma scritta a mano e non protocollata) nella forma "riservata personale", in data 22.9.2015,  al Procuratore Capo di Cuneo Dott.ssa Nanni, documento che la Procura ha protocollato e fortunatamente lasciato in copia nel fascicolo consentendomi di acquisirlo. Risultato è stata l'apertura d'ufficio (a firma del PM Maurizio Picozzi, lo stesso che un anno prima aveva decretato l'archiviazione) del procedimento a mio carico senza l'ausilio di "fatti nuovi" e sulla base della identica segnalazione del 2013 di Bankitalia, poi conclusosi con l'archiviazione per infondatezza della notizia di reato, grazie all'opera magistrale del nuovo PM cui è stato attribuito il fascicolo aperto dal magistrato Maurizio Picozzi, PM poi trasferito pochi giorni dopo la firma dell'avviso di garanzia da inoltrare al sottoscritto, firma guarda caso, ma sono solo coincidenze...., avvenuta 2 gg dopo che l'Eba ha fatto richiesta scritta agli ex vertici di Bene Banca di ottenere tutte le copie dei ricorsi e delle denunce contro Bankitalia per il caso Bene Banca ....
Totò diceva "sono coincidenze che coincidono"...
Tornerò quanto prima sull'argomento con copia delle denunce e degli esposti a CSM e ANAC che i miei legali stanno predisponendo, pur nelle difficoltà del periodo vacanziero attuale,
Grazie infinite dell'attenzione.
A presto
Silvano Trucco
(Ex D.G. Bene Banca)


La Stampa 05.08.2017
Vicenza, gli allarmi ignorati e il ruolo della Banca d'Italia
Anche Zonin nelle carte Consob sui prestiti per comprare azioni


Si chiama Antonio Villa e potrebbe avere un ruolo chiave per ricostruire le responsabilità - anche penali - nella vicenda della Banca Popolare di Vicenza. La sua ricostruzione chiama in causa direttamente l'ex presidente Gianni Zonin e, indirettamente, la vigilanza di Bankitalia. Il nome di Villa, ex consulente «private» (i clienti con patrimoni più grandi) della banca, compare più volte negli atti dell'inchiesta. È il primo infatti che contesta apertamente dall'interno il sistema delle cosiddette operazioni «baciate», di prestiti a fronte di acquisti di azioni, nascoste alla Vigilanza e che una volta portate alla luce hanno innescato la frana della banca. Villa si licenzia nel luglio del 2013 e quando la banca chiede i soldi per il mancato preavviso, apre una causa di lavoro poi chiusa con una transazione. Nelle carte della causa di Villa c'è il racconto dettagliato delle operazioni «baciate», della loro illiceità e delle pressioni subite per realizzarne quante più possibile. La sua vicenda è raccontata diffusamente nelle oltre 350 pagine della relazione della Consob che raccoglie gli esiti della lunga ispezione datata febbraio 2016. È l'ultima prima della quotazione in Borsa, poi fallita il mese successivo. È una ricostruzione ancora parziale del disastro, ma sufficiente a delineare delle responsabilità precise. Il management in primo luogo, con l'ex dg Samuele Sorato e i suoi vice. Ma anche, in forma più sfumata, il cda e lo stesso Zonin, che finora ha sempre scaricato sui manager ogni addebito. Agli atti dell'inchiesta c'è una lettera dello stesso Villa che sarebbe arrivata all'attenzione del cda, con le ragioni del licenziamento e la descrizione puntuale delle «baciate». Nella lettera, del 2014, ci sono delle annotazioni a mano dell'allora presidente Gianni Zonin, che però ha sempre dichiarato di aver saputo della pratica delle baciate solo dopo l'ispezione della Bce di un anno dopo. Secondo la Consob, gli atti della causa di lavoro di Villa sono «la prima e documentata ricostruzione del fenomeno» delle baciate. Villa infatti scrive che le ragioni del suo addio «risiedono nella necessità di sottrarsi alle continue e ormai insopportabili pressioni che gli provenivano dai suoi superiori gerarchici ad assumere comportamenti illeciti (...) Da tempo i capi locali (...) insistevano in modo ossessivo per il collocamento con ogni mezzo ai clienti delle operazioni baciate». Dopo aver spiegato il funzionamento dei prestiti finalizzati all'acquisto delle azioni, Villa spiega che «moltiplicando su larga scala tale operatività il risultato sul piano del capitale è che il prezzo delle azioni della banca viene sostenuto artificialmente, con evidente vantaggio del management». Dopo la causa, si muove l'audit interno. Viene avviata una verifica incrociando i soci con azioni per oltre 500 mila euro che fossero anche clienti con affidi compresi tra il 25% e il 50% delle azioni possedute. E viene fuori (siamo nel 2014, ben prima della ispezione della Bce) un elenco di 171 soci con azioni per 425 milioni di controvalore. Poi però non succede nulla. L'audit prepara un documento, che viene consegnato «brevi manu» al direttore generale Sorato e finisce lì. Perché? La risposta che dà il responsabile dell'Audit, Massimo Bozeglav, alla Consob è articolata. Ma tra le ragioni che cita c'è anche «la presenza nell'elenco di nominativi che erano stati oggetto di valutazione da parte della Banca d'Italia nella verifica ispettiva del 2012, senza formulazione di alcun rilevo». A tirare in ballo il nome di Zonin è anche un altro ex dipendente della Bpvi. Si tratta di Luigi Rizzi, il «campione» delle baciate, il gestore di clienti facoltosi che da solo ha fatto operazioni di acquisti in cambio di prestiti per 350 milioni di euro. In una memoria alla banca dopo il suo licenziamento, alla fine del 2015, Rizzi scrive infatti che l'ex presidente avrebbe partecipato ad una delle cene organizzate per uno dei clienti finanziati, nel 2009. «Senza tuttavia - scrivono gli ispettori della Consob - fornire dettagli circa gli argomenti affrontati nell'incontro».


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