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Il Fatto Quotidiano, Risparmiatori e banche: Ignazio Visco scarica su Europa, manager e crisi auto-assolvendosi per BPVi e Veneto Banca

Di Rassegna Stampa Mercoledi 1 Giugno 2016 alle 09:11 | 0 commenti

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Nelle considerazioni finali il governatore assolve la vigilanza per i crac di Etruria & c. E chiede una moratoria sulle regole UE che impediscono gli aiuti di stato

Dal "siamo umani, non infallibili" al "siamo aperti alle critiche costruttive". Maggio 2016 è il mese della auto-assoluzione delle autorità di vigilanza. Dopo Giuseppe Vegas, capo della Consob, tocca a Ignazio Visco. Le considerazioni finali del governatore della Banca d'Italia erano molto attese. A novembre 2015 lo sgangherato salvataggio di 4 banche (Etruria, Marche, Carife e CariChieti) e poi il dissesto delle popolari venete ha vaporizzato 13 miliardi di euro in mano a 300 mila risparmiatori. Le attese, però, restano deluse: Bankitalia evita autocritiche, nega la fragilità del settore ma anche la crisi di credibilità che ha avvolto l'istituto.

Mentre fuori da Palazzo Koch Adusbef e Federconsumatori chiedono le dimissioni dei vertici e gli 88 mila soci di Veneto Banca apprendono di aver perso tutto, Visco pronuncia l'excusatio: la vigilanza ha funzionato e fatto quel che poteva con gli strumenti che aveva.

I controlli. Il concetto è questo: "Operiamo per ridurre per quanto possibile la probabilità che i dissesti si verifichino", ma "non è agevole" né "immediato", perché "non disponiamo degli strumenti dell'Autorità giudiziaria". Di fronte a casi gravi, "informiamo le Procure". E li sì ferma Bankitalia. Visco lascia intendere che Palazzo Koch ha evitato tante crisi di cui la pubblica opinione non sa nulla perché l'attività ispettiva è coperta da segreto. Non ci sarà mai, quindi, una verifica interna sull'operato della vigilanza. E la sua infallibilità è venuta meno solo perché nel frattempo il mondo fuori è cambiato.

Le cause. Per Visco le banche italiane hanno retto bene e senza aiuti la crisi fino al 2013, poi la recessione ha fatto esplodere i crediti deteriorati e la malagestione di alcuni vertici ha fatto il resto. I dissesti di Etruria & C. e delle popolari venete nascono solo da lì, la vigilanza morbida non c'entra. A lungo Bankitalia e governo hanno sostenuto che il settore era solido, ma il disastro di Etruria era noto almeno dal 2011, le premesse di quello di Pop Vicenza - con le azioni iper-valutate in casa - dal 2001. Per citarne alcune

Abbiamo fatto quel che potevamo. Fino al 2013 le banche italiane avevano retto alla crisi
Le colpe. Per Visco sono di Bruxelles, perché ci ha vietato di risolvere il problema alla vecchia maniera: a valle, a dissesto in atto. La Commissione Ue - lamenta - ha vietato l'uso del Fondo interbancario di tutela dei depositi per salvare gli istituti dai "fallimenti del mercato", come il governatore chiama la mancanza di acquirenti per banche decotte.

Bruxelles s'è poi opposta alla richiesta di rinviare l'applicazione del bail-in, la nuova norma Ue che fa pagare le crisi bancarie in primis ad azionisti, obbligazionisti e correntisti ricchi. Per questo serve una moratoria per permettere "un intervento pubblico tempestivo" che "possa evitare distruzione di ricchezza senza necessariamente generare perdite per lo Stato".

Eppure nelle considerazioni dello scorso anno spiegava: "È urgente provvedere al recepimento della direttiva sul bail-in: non solo per evitare di essere messi in mora dalle istituzioni europee, ma anche per garantire la certezza del diritto e consentire alle autorità di esercitare i nuovi compiti con gli strumenti che il legislatore Ue ha loro attribuito". Ora che c'è, Palazzo Koch si duole che la Germania non dia l'ok a un meccanismo di garanzia europeo per i depositi. Mai, finora, le autorità hanno spiegato chi o cosa ha obbligato l'Italia a una scelta suicida.

I risparmiatori tosati. Dal 2008 Bankitalia e Consob hanno chiuso un occhio sull'abitudine delle banche di rifilare bond ai clienti ignari per evitare aumenti di capitale. L'anno scorso, forse sentendo avvicinarsi il disastro, Visco auspicava: "La clientela, specie quella meno in grado di selezionare correttamente i rischi, andrà adeguatamente informata del fatto che potrebbe dover contribuire alla risoluzione di una banca. Va valutata l'opportunità di iniziative volte a riservare l'acquisto degli strumenti rischiosi a investitori professionali". Ieri s'è limitato a dire che l'Italia aveva chiesto che le norme Ue non fossero retroattive. Con Etruria & C. 10.500 clienti sono stati beffati per 350 milioni.

Le critiche. "Siamo consapevoli delle maggiori difficoltà che si incontrano nel gestire le crisi bancarie. Siamo aperti alle critiche costruttive", concede il governatore coniando una nuova categoria: l'autorità di vigilanza intesa come associazione di iscritti.

I rimedi. La premessa non è delle migliori: "Insieme a una maggiore consapevolezza e competenza finanziaria da parte dei clienti l'evoluzione del contesto esterno impone un ancor più attento controllo sulla correttezza degli intermediari". Letterale: la maggiore consapevolezza dei clienti impone maggiori controlli. Va peggio dopo: come evitare nuovi disastri? "Con Consob e governo lavoriamo a rafforzare la tutela e accrescere la cultura finanziaria dei cittadini: un intervento strutturale per il quale serve uno sforzo corale". Tradotto: studiate economia o rimarrete fregati.

 di Carlo Di Foggia, da Il Fatto Quotidiano

 

L'analisi
La "spinta gentile" non basta più
Ritirata - via Nazionale non ha più la pretesa di condizionare la politica. O il credito

Una volta una Cassa di risparmio emiliana voleva mettere in palio una Ferrari per i correntisti, una lotteria per attirare nuovi clienti. La Banca d'Italia scrisse a quei dirigenti: "Non è consono alla dignità dell'attività bancaria". E addio concorso. Altri tempi. Che ancora ritornano, nei commenti degli ottuagenari che ieri ascoltavano il governatore Ignazio Visco spiegare che la Banca d'Italia non poteva condizionare più di tanto i destini delle banche che hanno travolto migliaia di risparmiatori. "Una volta quando ti dicevano di comprare qualcosa, la compravi e basta", dice un banchiere evocando antiche operazioni di sistema.

E anche con la politica l'approccio era lo stesso, una volta si chiamava "moral suasion" e oggi è di moda come la teoria della "spinta gentile", secondo la definizione di Richard Thaler e Cass Sunstein. Influenzare, con piccoli colpi e senza costrizioni violente, le decisioni degli altri. Per il loro bene, ovviamente. Ora è più difficile, forse impossibile.

Nelle sue "considerazioni finali" il governatore Ignazio Visco presenta un'analisi precisa della situazione economica italiana che ha "chiari segnali positivi", si muovono perfino le costruzioni ed è una novità. Molto merito è della Bce di Mario Draghi, oltre mezzo punto di crescita di Pil tra 2015 e 2017 è dovuto alle sue misure straordinarie. Per il resto, Visco elogia quasi tutto quello che ha fatto il governo, dagli 80 euro al Jobs Act agli incentivi alle assunzioni.

Chi vuole legge tra le righe la consapevolezza di tutte le criticità di quelle misure, ma la prosa è calibrata per non creare alcuna frizione con Palazzo Chigi e il ministero del Tesoro. Un esempio: bisogna aumentare gli investimenti pubblici, poi va ridotto il costo del lavoro e servono risorse per i più poveri. Ma se i soldi non ci sono, o vengono spesi altrove, "è comunque possibile programmare l'attuazione di questi interventi su un orizzonte temporale più ampio". Cioè si può rimandare. Non c'è alcuna "spinta gentile" al governo, nessuna indicazione chiara se non un generico auspicio a combattere la corruzione e l'illegalità. A differenza di Confindustria, la Banca d'Italia non si schiera sulle riforme costituzionali, ma evita ogni accenno critico al governo.

La "spinta gentile" sul sistema bancario oggi ha la concorrenza di quella ben meno cortese della Bce, ora titolare di parte dei compiti di vigilanza. Certo, dicono in Bankitalia, il lavoro di Via Nazionale è la base anche per le misure che la Bce adotta sulle banche di sua competenza (le più grandi). Ma la "spinta gentile" del governatore non sta funzionando: ha dovuto arrendersi e rinunciare alla "bad bank di sistema" che chiedeva nelle "considerazioni finali" degli ultimi anni. Il fondo Atlante è stato l'unico intervento per gestire le due crisi maggiori del sistema bancario, Veneto Banca e Popolare di Vicenza, mai menzionate ieri. Ma non è quello che Via Nazionale sperava. Bankitalia ha ispirato la riforma delle banche popolari e quella del credito cooperativo. Quest'ultima ha parecchi punti critici, che nelle "considerazioni finali" non vengono però citate.

Nel tentativo di difendere il proprio operato, la Banca d'Italia si è trovata prigioniera di una logica burocratica, quella del mantra "abbiamo rispettato la legge e segnalato i problemi alla Procura" che è incompatibile con l'approccio della "spinta gentile".

di Stefano Feltri, da Il Fatto Quotidiano


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