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Un AD spesso è determinante per le sorti di un'azienda industriale, quasi mai per una banca: Penati e Viola puliranno i bilanci di BPVi ma i problemi potrebbero ripetersi

Di Giancarlo Marcotti Mercoledi 15 Febbraio alle 20:31 | 0 commenti

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Non voglio di certo fare il disfattista dicendo che "uno vale l'altro", ma peggio ancora sarebbe far credere che esista "l'uomo della provvidenza". Un Amministratore Delegato spesso è determinante per le sorti di un'azienda industriale, quasi mai per una Banca. Ricordate per caso l'Amm. Del. di una Banca che è diventato famoso per aver lanciato sul mercato un prodotto particolarmente innovativo? Certamente no! E se qualcuno, in ambito bancario, avesse anche un'idea geniale, non potendola brevettare, non potrebbe sfruttarla appieno visto che verrebbe copiata dagli Istituti concorrenti quasi in tempo reale. L'Amm. Del. di una Banca quindi, deve principalmente evitare di far danni e perseguire i principi di una sana gestione con la diligenza del buon padre di famiglia. Ribadisco ancora una volta che le Banche sono giganti dai piedi d'argilla, muovono ingenti capitali, ma la redditività, nel migliore dei casi, è comunque bassissima.

Dopo la gestione di Gianni Zonin e Samuele Sorato al "capezzale" della Banca Popolare di Vicenza era stato chiamato, si diceva su decisione della Bce e assenso di Zonin, Francesco Iorio, provenienza Ubi Banca (son sempre gli stessi che si danno il cambio). Dopo diciotto mesi dà le dimissioni (o meglio lo costringono a dare le dimissioni) e cosa è rimasto del suo anno e mezzo passato in Via Btg Framarin? La polemica sulla sua retribuzione (10.000 euro al giorno!).

Licenziato Iorio da Quaestio (anzi, siamo precisi, dalla Bce), viene nominato un nuovo Amm. Del., ma non è del tutto una novità per la nostra Popolare, si tratta di Fabrizio Viola che in BPVi, fra la fine degli anni '90 e gli inizi del 2000 aveva già assunto la carica di Direttore Finanziario prima e Vice Direttore Generale poi (per poi uscire, si dice, per dissensi con Zonin, ndd).

Ebbene Viola ha un passato in diversi Istituti bancari, sempre con incarichi dirigenziali, da ultimo, come Amm. Del. di Montepaschi, è stato dimissionato dal Ministro dell'economia Padoan, anche se sembra assodato che ci siano state pressioni da Francoforte in questo senso.

Tuttavia ora sembra che sia stata la stessa Bce a voler Viola a capo della BPVi (e dell'Istituto che nascerà dopo la fusione con Veneto Banca), in quanto sarebbe stato molto "apprezzato" il suo operato in una situazione difficile come quella di Montepaschi.

Ebbene, passatemi la citazione macabra, ma a me sembra che Viola abbia sì preso un malato terminale come Montepaschi, ma lo abbia lasciato in uno stato vegetativo, anche se, certo, con accanto Profumo non poteva fare molto di più, ma tant'è...

Ribadisco, comunque, che il mio non vuol essere un rassegnato pessimismo, ma un lucido realismo: non sarà di certo Viola a "salvare" la Popolare di Vicenza, perchè tutte le banche italiane, finché perdurerà questa devastante crisi economica, avranno enormi difficoltà a risanare i loro bilanci.

Penati (Questio) e Viola a breve "puliranno" il bilancio della BPVi da tutte le sofferenze, gli incagli, i crediti deteriorati e chi più ne ha più ne metta?

Ebbene dategli solo un po' di tempo e questi si ricostituiranno.


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Commenti degli utenti

Giovedi 14 Dicembre alle 20:41 da Barbara77
In Gianni Zonin fa così tanta scena muta in commissione d'inchiesta sulle banche che Casini prova a fare il suo ventriloquo

Giovedi 14 Dicembre alle 14:25 da Lucia
In La lettera di una socia di Veneto Banca per accelerare il "ristoro" ai risparmiatori truffati dalle banche venete
Leggendo la lettera di Flavia mi è venuto tornato alla mente l'articolo 47 della Costituzione, nel passaggio dove recita:

"La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme...".

Purtroppo, come molte altre volte succede in questo Bel Paese mal gestito, avviene il contrario.
La vicenda delle banche venete è purtroppo nota e non stanno nemmeno più in piedi gli alibi che vogliono colpevolizzare i soci ("se la sono cercata loro perché sapevano che era rischioso ... volevano fare gli squali e adesso piangono miseria ...") perché è stato dimostrato che non è così; il prezzo delle azioni è stato taroccato ed è una truffa bella e buona che le banche hanno fatto ai loro sottoscrittori.
Raggirati da funzionari bancari senza coscienza pilotati a loro volta dai direttori senza scrupoli, che sapevano benissimo di vendere azioni fuffa ... ma l'importante è vendere e far carriera (no?).
E via col valzer delle scuse del tipo "siamo una banca solida ... non abbiamo problemi etc".
Mentre si tentava di coprire la voragine bancaria con un fazzolettino di carta, Consob e Banca d'Italia si giravano dall'altra parte per non vedere.
Il finale vede trionfare le banche che hanno fatto lo "sforzo" di avere solo la parte sana.
Come se non bastasse, i funzionari "lupi" delle due banche si sono travestiti da "agnelloni" di Intesa San Paolo, e probabilmente continueranno a perdere il pelo ma non il vizio.
Tutto apposto dunque. No?
Direi che alla luce di questo non faccio fatica a credere alla lettrice quando dice "credere nella Giustizia è diventato molto, molto difficile, quasi impossibile". E' e rimane impossibile, cara Flavia.
Molto probabilmente in un altro Paese più civile la cosa avrebbe preso una piega diversa, a favore dei risparmiatori (penso ad es. alle class action, che da noi sono solo di facciata).

Credo purtroppo, cara Flavia, che la lettera inviata ai politici cada nel nulla.
Per il semplice motivo che se qualcuno avesse voluto davvero fare qualcosa PRIMA, l'avrebbe fatto.
Ora è troppo tardi. Ed è persino patetico che i politici si proclamino adesso paladini dei risparmiatori, a babbo morto.

Mi spiace infonderle amarezza Flavia, ma mi dica forse se non ne ho motivo.

Con augurio di poter essere smentito.

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