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Una sorprendente serata tra le soldatesse italiane e americane a Vicenza

Di Edoardo Andrein Sabato 12 Dicembre 2015 alle 00:03 | 1 commenti

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L'ultima volta che eravamo stati alla caserma Ederle era stato per l'arrivo a Vicenza di Michelle Obama, la first lady degli Stati Uniti d'America. "Un evento storico", ci ricorda Anna Ciccotti, la sempre ospitale responsabile dei rapporti con i media della guarnigione Usa a Vicenza, mentre ci aspetta al varco di ingresso presidiato dai Carabinieri italiani. "Non era mai stata a Vicenza una first lady, e chissà quando mai ricapiterà, al prossimo Expo in Italia forse..." ci fa notare. 

Se si era presentato un plotone di una trentina di giornalisti nazionali e locali per la visita in terra berica di Michelle Obama, alla quale abbiamo pronosticato un futuro anche da presidente per il carisma e l'appeal che suscita negli americani, questa volta si sono accreditati solo un'inviata del quotidiano locale e la nostra testata. Evidentemente non ha avuto lo stesso richiamo mediatico di Michelle il sia pur tradizionale evento natalizio "Home for the Holidays" ospitato per la terza volta dal comando U.S. Army Garrison Italy di Vicenza presso il centro conferenze Golden Lion della Caserma Ederle.
All'apparenza sembrava una banale cena natalizia al femminile, ma per i suoi risvolti profondi e significativi ci è parsa addirittura più interessante della toccata e fuga della first lady che distribuisce il gelato. L'evento e il suo significato ce li anticipa all'inizio la signora Ciccotti, mentre aspettiamo all'aperto sotto il freddo intenso che è tornato ad avvolgere la città l'arrivo della collaboratrice del giornale locale bloccata nel traffico cittadino per incidenti in autostrada e in zona industriale con un paio camion che hanno creato anche a noi qualche problema per arrivare.

Se per le donne degli Stati Uniti, ci ricorda Ciccotti, l'arruolamento è potuto iniziare già ai tempi del Vietnam, per le italiane le porte delle caserme si sono aperte solo qundici anni fa, anno di grazia 2000. Un altro specchio di quanto sia indietro la nostra società per la parità di genere in campo professionale, una disparità denunciata da anni in tutti gli ambiti lavorativi, a maggior ragione in quello militare non privo, per giunta, a volte di episodi di violenza, sopruso e scherno. Quindi, la conoscenza e lo scambio di esperienze tra soldatesse italiane e statunitensi, questo il tema dell'evento, nei rispettivi ambiti professionali militari è un momento di certo non banale, che fa parte di un programma di iniziative ben più complesso chiamato "Female-to-Female", creato proprio dal comando militare statunitense di Vicenza e preso ad esempio da altri contingenti militari sparsi per il mondo.

Una volta entrati nell'edificio che ospita la serata conviviale, dopo un breve tragitto in auto tra le vie della cittadella americana a Vicenza, le sorprese, molte più dell'Obama party, iniziano ad arrivare.

Non tanto per la presenza di solo donne, che poteva essere scontata vista la cena di gala, "rovinata" dalla presenza del comandante arrivato da pochi mesi a guidare la guarnigione militare americana a Vicenza Steve Marks, l'unico anche rigorosamente abbigliato con divisa mimetica militare e accompagnato dalla consorte. E l'altra presenza maschile dell'umile inviato di VicenzaPiù... vestito più sportivamente con jeans a vita bassa, che dopo il gelo esterno trovano soddisfazione nel caldo "estivo" della sala.

Il resto è una sfilata di femminilità, tacchi alti e vestiti eleganti davanti ai nostri occhi (beh, sorpresi piacevolmente, lo confessiamo) ben lontana dall'idea da "dure" di soldatesse che tra l'altro proprio dal 2015 possono essere impiegate anche "in prima linea" sul fronte di guerra come i colleghi maschi.

Il nostro era forse un eccesso di banale preconcetto sulla "seriosità" che ci si aspetta dalla donna soldato, cancellato in un attimo anche dall'atmosfera di spensieratezza e ammiccante ironia che si respira mentre ci "intrufoliamo" tra le invitate, militari in servizio presso le caserme statunitensi sul territorio italiano e quelle delle caserme da tutta Italia dell'Esercito, l'Aeronautica e dei Carabinieri.

C'è l'americana già alticcia che cerca subito di broccolare, e dalla quale riusciamo a svicolare con la scusa di intervistare due alpine della caserma di Belluno, Sara Galiolo ed Elena Miolo, entrambe dal marcato accento veneto e orgogliose del loro cappello con la penna nera che tengono tra le mani. Oppure una delle donne colonnello americane, grado che in Italia nell'Esercito non è mai stato raggiunto ci fa notare Christine Beeler, da 18 mesi in Italia, una scatenata cinquantenne entusiasta del nostro Paese, tanto che ha confidato che le piace leggere e informarsi anche tramite i giornali locali (e ora andrà a dare un'occhiata anche a VicenzaPiu.com..).

Oppure ancora incontriamo Elena Scalco, maresciallo dei carabinieri del Coespu, alla caserma Chinotto di Vicenza, luogo dove si sta sviluppando il grande progetto di gendarmeria europea.

Ma la vera sorpresa, tra le tante soldatesse di pelle nera statunitensi, è una ragazza minuta che di scuro ha solo i capelli, castani. Il primo pensiero è che sia una delle collaboratici della caserma che all'ingresso e nella sala della cena stanno aiutando l'organizzazione dell'evento (tutte e solo donne anche loro). Invece si tratta di Elizabeth Brunette (nella foto, clicca qui invece per vedere le altre foto della serata) a 25 anni già tenente paracadutista. Più che una soldatessa, esteticamente ci sembra subito una modella... Ma poi scopriamo che è anche un "modello" di ragazza, quando ci racconta la sua storia tra convinzione e semplicità. L'unico momento in cui capiamo effettivamente che è una militare è quando le stringiamo la mano... Una "morsa".

"Partecipare a serate come questa - ci dice tra le altre cose Elizabeth - è una grande opportunità. Quando sono arrivata qui non conoscevo nessuno, ero spaventata dal cambiamento di paese e abitudini, organizzare questi incontri dà l'opportunità a tutti di tener unita la comunità, di aiutarci tra noi donne e di conoscere altre persone".

Per la cena sono stati preparati dodici tavoli da otto persone, per una lunga serata tra classico menu di Natale americano, canti e giochi. A noi non resta che andare a scrivere di questa esperienza e raccontarla quasi in tempo reale facendoci "volare via" la serata.

Con la consapevolezza però di aver potuto essere presenti ad un evento che non rimarrà scolpito nella storia mediatica come l'arrivo della first lady, ma che ha reso ancora più evidente come in qualsiasi ambito lavorativo, soprattutto quelli per troppo tempo appannaggio di un'esclusività maschile, la presenza delle donne non può che rendere migliore l'ambiente in cui si opera e si vive.


Commenti

Inviato Sabato 12 Dicembre 2015 alle 11:35

Cristiano per la pace che ne pensi?
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