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Brexit: Downing Street stima in 40-50 mld euro costo uscita dall'Ue, Gentiloni valuta accordo positivo, visione comune Ue-Gb su diritti cittadini e Irlanda

Di Redazione Economica VicenzaPiù Venerdi 8 Dicembre 2017 alle 23:44 | 0 commenti

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L'assegno che Londra dovra' staccare per uscire dall'Unione europea e' stimato tra 40 e 50 miliardi di euro. Lo ha indicato un portavoce di Downing Street all'Afp. Questa mattina e' stato annunciato un accordo di principio sui tre dossier prioritari relativi alla Brexit ma non erano stati dati dettagli sui costi. La cifra indicata da Londra, in merito a quanto la Gran Bretagna dovra' pagare all'Unione europea, risulta piu' bassa di quella di cui aveva parlato nell'ottobre scorso il presidente del Parlamento europeo. Antonio Tajani aveva reclamato un conto tra i 50 e i 60 miliardi di euro. Ad ogni modo, si tratta di piu' del doppio di quanto inizialmente stimato dal governo britannico (circa 20 miliardi di euro).

"Se i 27 Stati membri concorderanno con la nostra valutazione, siamo pronti a cominciare il lavoro sulla seconda fase dei negoziati immediatamente". Lo ha dichiarato il presidente della Commissione Jean Claude Juncker aggiungendo: "Continuero' a coinvolgere in modo stretto il Parlamento europeo in questo processo dato che il Parlamento dovra' ratificare l'accordo finale di ritiro del Regno Unito".

Il Parlamento europeo ritiene che quanto concordato tra negoziatori Ue e Regno Unito "permetta al negoziato di muoversi alla seconda fase e raccomanda al Consiglio europeo di decidere in tal senso". E' questa l'indicazione contenuta nel progetto di risoluzione del Parlamento europeo che sara' sottoposto a votazione la prossima settimana proposto da Guy Verhofstadt, (Alde), Manfred Weber del Ppe, Gianni Pittella del gruppo S&D (Pse), Gabriele Zimmer della Sinistra Unita (Gue), Philippe Lamberts e Ska Keller (Verdi/Ale), Danuta Maria Hubner, presidente delma commissione affari costituzionali.

La Ue ha ceduto terreno sul ruolo della Corte di Giustizia Ue, per cui non sarebbe scontato e automatico il riferimento ai giudici europei nei casi di tutela dei diritti dei cittadini Ue residenti nel Regno Unito: le Corti britanniche dovranno "tenere conto" della giurisprudenza della Corte Ue e comunque il ricorso a Lussemburgo sara' possibile solo per 8 anni. A fronte di tale concessione, la Ue ha incassato una metodologia per calcolare la 'fattura' di Brexit che dovrebbe permettere un conto totale attorno a 50-55 miliardi. Una fonte di Downing Street all'agenzia France Presse poco fa parlava di una cifra compresa tra i 40 e i 50 mld di euro

La questione irlandese e' fissata nei suoi termini di principio, ma la soluzione e' di fatto rimandata alla fase 2 del negoziato, dato l'intreccio stretto tra la frontiera anglo-irlandese e le relazioni commerciali tra Ue e Regno Unito. Si e' rivelato impossibile separare su questo la fase 1 dalla fase 2. La Commissione ammette esplicitamente che se Londra e' impegnata a proteggere e sostenere la cooperazione tra la Repubblica d'Irlanda e l'Irlanda del Nord e a evitare una frontiera 'dura', questo impegno non si concilia con la decisione di lasciare il mercato unico e l'unione doganale". Alla fine, pero', Theresa May ha dovuto ingoiare un altro boccone amaro: se non si troveranno soluzioni accettabili sulle relazioni commerciali, Londra si e' impegnata a "mantenere il pieno allineamento alle regole del mercato interno e dell'unione doganale che, ora e in futuro, sosterranno la cooperazione Nord-Sud (irlandesi), tutta l'economia dell'isola dell'Irlanda e la protezione dell'accordo del Venerdi' Santo"

La formulazione e' ambigua. Da un lato, se Londra vuole uscire dal mercato unico e dall'unione doganale, occorre una frontiera tra Nord e Sud dell'isola d'Irlanda: nel testo dell'accordo si parla proprio di Isola d'Irlanda quasi evocando una futura unita' di un territorio che non lo e' ma potrebbe essero in futuro, cosa che temono gli unionisti. Dall'altro lato, se c'e' allineamento nella regolamentazione delle merci e dei movimenti delle persone o Londra accetta di riconoscere le regole del mercato interno europeo con le quattro liberta' fondamentali (smentendo le ragioni della Brexit) oppure organizza una frontiera all'interno del suo stesso territorio (fra Irlanda del Nord e 'terraferma'). Ma questa scelta minerebbe l'integrita' del Regno Unito e troverebbe l'opposizione degli unionisti irlandesi che garantiscono la tenuta del governo May. Si capisce facilmente quanto sia aggrovigliata la questione

Senza contare che Scozia, la citta' di Londra e Galles saranno molto attenti alla soluzione che sara' trovata per 'accodarvisi' nel caso in cui sara' garantito che in Irlanda del Nord vigeranno le stesse regole del mercato unico europe. A quel punto potrebbe porsi il problema della stabilita' politico-istituzionale del Regno Unito.

"Fatemi salutare con favore gli accordi raggiunti oggi tra la Commissione e il governo di Londra: credo sia un accordo positivo e sono certo che verra' recepito venerdi' dal Consiglio europeo e rilanciato". Cosi' il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, nel corso del suo intervento a un convegno sul futuro dell'Ue. "E' un accordo positivo - ha aggiunto - per un Paese come l'Italia, che non ha mai scommesso sull'ipotesi di un 'no deal'".

Ecco, infine, punto per punto il contenuto della 'visione comune' raggiunta da Ue e Regno Unito sulla prima parte del grande negoziato per la Brexit centrata su diritti dei cittadini Ue residenti nel Regno Unito e diritti dei britannici residenti nella Ue, frontiera anglo-irlandese e obblighi finanziari

- Diritti: "I negoziatori hanno raggiunto un'equa e giusta visione comune, fondata sulla legge Ue come interpretata dalla Corte di Giustizia europea, sulla protezione dei cittadini che hanno costruito la propria vita sulla base dei diritti comportati dalla partecipazione del Regno Unito alla Ue", e' scritto nella comunicazione della Commissione europea al Consiglio Ue, l'atto formale che i capi di stato e di governo dei 27 dovranno discutere e approvare nelle riunioni del 14 e del 15 dicembre a Bruxelles. I diritti derivati dalla legge Ue, se "fondati su scelte di vita fatte prima della data del ritiro del Regno Unito dall'Unione, continueranno a essere esercitati". Nel documento si fa riferimento alla "data specifica" intendendo appunto la data di Brexit "senza pregiudizio sulla discussione nella seconda fase dei negoziati su un possibile periodo di transizione e sugli adattamenti che da questi derivano" rispetto, appunto, alla data. Nella visione di Bruxelles, il periodo di transizione (dopo lo scatto formale della Brexit previsto il 29 marzo 2019) "implica la continua applicazione dei dispositivi di legge della Ue sulle liberta' fondamentali". Cio' significa che i cittadini potranno circolare liberamente come prima del ritiro del Regno Unito: di conseguenza le disposizioni dell'accordo su diritti dei cittadini e 'governance' relativa "possono essere applicate solo alla fine del periodo di transizione". In tal caso, quindi, "la data specifica non e' per la Commissione la data del ritiro del Regno Unito ma la data di fine del periodo di transizione"

Ue e Londra concordano sul fatto che i cittadini residenti e le loro famiglie "possono continuare a vivere, lavorare o studiare come fanno attualmente alle stesse condizioni previste dalla legge Ue beneficiando della piena applicazione della proibizione di qualsiasi discriminazione sulla base della nazionalita'". Chi non ha ancora acquisito pienamente i diritti di residenza, se non vive nello stato ospite da almeno 5 anni, sara' pienamente protetto dall'accordo e potra' acquisire i diritti della residenza permanente anche dopo Brexit. Saranno protetti gli attuali diritti di coniugi, partner registrati, familiari, nonni, figli, nipoti e persone in "relazione stabile" che non vivono nello stesso Stato del cittadino Ue residente nel Regno Unito (e viceversa), nel senso che potranno raggiungerlo in futuro. L'accordo, nella visione della Commissione, copre anche i futuri coniugi (che non lo sono al momento della Brexit 'sostanziale'): di questo pero' si parlera' nella seconda fase del negoziato. Copre in ogni caso tutti i figli nati prima o dopo Brexit indipendentemente dallo Stato in cui sono nati con la sola eccezione dei figli nati dopo e per i quali il genitore non coperto dall'accordo ha la mera custodia

Per quanto riguarda le procedure amministrative, i costi non potranno essere superiori a quelli imposti a cittadini britannici e chi gia' ha un documento di residenza permanente potra' sostituirlo con il documento di 'status speciale' senza alcun onere. I negoziatori hanno concordato sul principio in base al quale "nessun cittadino sara' privato dei propri diritti previsti dall'accordo fino alla decisione conclusiva delle autorita' competenti". I cittadini manterranno i diritti su sanita', pensione e altre coperture sociali e se devono ricevere benefici monetari da uno Stato possono generalmente riceverli anche se decidono di vivere in un altro Stato

Per quanto riguarda la tutela dei diritti, indica la Commissione, il Regno Unito "si e' impegnato ad adottare la legislazione primaria per incorporare pienamente la parte dell'accordo sul ritiro relativa ai diritti dei cittadini nel diritto" nazionale. Per assicurare una coerente interpretazione dei diritti dei cittadini in questione "la visione comune raggiunta dai negoziatori riconosce il ruolo della Corte di Giustizia Ue come ultimo arbitro nell'interpretazione della legge dell'Unione a patto che le corti o i tribunali britannici tengano in debito conto le decisioni rilevanti della Corte di giustizia Ue dopo la data del ritiro", chiedano a quest'ultima "quando ritengano necessario", indicazioni interpretative. Questo per 8 anni dalla data di applicazione dell'accordo sui diritti. Inoltre l'attuazione dell'accordo dovra' essere monitorato dalla Commissione mentre nel Regno Unito sara' monitorato da un'autorita' nazionale indipendente.

- Irlanda: Ue e Regno Unito indicano che quest'ultimo "proteggera' l'accordo del Venerdi' Santo (che ha garantito la pace finora) ed evitera' una 'frontiera dura' inclusi le infrastrutture o i relativi controlli e verifiche". Il Regno Unito, indica la Commissione, "ha fornito le necessarie assicurazioni che in futuro fara' funzionare l'area comune di mobilita' (Common Travel Area), un accordo bilaterale tra Regno Unito e Irlanda precedente la comune partecipazione alla Ue nel pieno rispetto degli obblighi dell'Irlanda in quanto Stato membro dell'Unione europea in particolare senza ostacolare il libero movimento dei cittadini Ue da e per l'Irlanda". I negoziatori hanno registrato il fatto che la cooperazione tra Irlanda e Irlanda del Nord "si fonda in misura significativa sul quadro comune legale e di policy Ue e ha identificato la divergenza nella regolamentazione il rischio piu' grande per continuare" la cooperazione

Da un lato la Commissione segnala che il Regno Unito "resta impegnato a proteggere e sostenere la cooperazione" a evitare una frontiera 'dura'. Questa intenzione, pero', "e' difficile da conciliare con la decisione britannica di lasciare il mercato unico e l'unione doganale". Se gli obiettivi "non saranno raggiunti attraverso il futuro sistema di relazioni con la Ue, il Regno Unito si e' impegnato a proporre soluzioni per un accordo con la Ue". La Ue, dice la Commissione, "dovra' assicurare che ogni soluzione non mini il ruolo dell'Irlanda nel mercato unico e conseguentemente l'integrita' del mercato interno" europeo. In assenza di soluzioni, ecco il punto chiave che spiega il rinvio di fatto della soluzione per la frontiera anglo-irlandese, "il Regno Unito si impegna a mantenere il pieno allineamento alle regole del mercato interno e dell'unione doganale che, ora e in futuro, sosterranno la cooperazione Nord-Sud (irlandesi), tutta l'economia dell'isola dell'Irlanda e la protezione dell'accordo del Venerdi' Santo". Nessun diritto dei cittadini Ue irlandesi residenti nell'Irlanda del Nord sara' messo in causa. Questo e altri impegni britannici dovranno essere tradotti in soluzioni pratiche nella seconda fase dei negoziati

- I conti: Londra "ha concordato di onorare la quota di finanziamento di tutti gli obblighi assunti mentre era membro Ue in relazione al bilancio (in particolare 2014-2020), alla Bei, alla Bce, alle 'facility' per i rifugiati in Turchia, ai fondi 'fiduciari' Ue, alle agenzie Ue al Fondo europeo di sviluppo. I negoziatori hanno concordato la metodologia da seguire per calcolare l'ammontare della fattura di Brexit. Questi i principi acclarati: nessuno Stato Ue deve pagare di piu' o ricevere meno a causa del ritiro, il Regno Unito deve pagare la propria quota degli impegni assunti e non deve dare ne' piu' ne' prima di quanto avrebbe fatto se fosse rimasto membro della Ue. Cio' implica, spiega Bruxelles, "che il Regno Unito deve pagare sulla base degli attuali risultati del bilancio" (tenendo conto della sua attuazione effettiva). E contribuira' e partecipera' all'attuazione dei bilanci annuali per il 2019 e il 2020 come se fosse rimasto nella Ue comprese le voci "che resteranno da liquidare al 31 dicembre 2020" eccetto che per le passivita' per le quali esistono asset corrispondenti

Questi i principi concordati: il Regno Unito non finanziera' impegni che non richiedono finanziamenti da parte degli Stati membri e ricevera' la propria quota di benefici come se fosse rimasto nella Ue; per le passivita', legate a casi legali, la data di chiusura sara' il 31 dicembre 2020; oltre il 2020 la quota del Regno Unito sara' in percentuale calcolata come media dei contributi britannici nel 2014-2020; i pagamenti derivanti dalla regolazione dei conti per la Brexit saranno dovuti come se restasse uno Stato membro; i pagamenti saranno conteggiati ed effettuati in euro.

Londra continuera' a partecipare ai programmi finanziati nel bilancio 2014-2020 "fino alla loro conclusione", la cui partecipazione "richiede al Regno Unito e ai beneficiari del Regno Unito il rispetto di tutte le disposizioni legali della Ue". Per la Banca europea degli investimenti, fornira' una garanzia per un ammontare pari al capitale "callable' il giorno del ritiro dalla Ue, garanzia che sara' mantenuta per un certo periodo di tempo e poi ridotta in linea con l'ammortamento di tale stock. Il Regno Unito sara' rimborsato in 'tranche' del capitale versato partendo da fine 2019 ma fornira' garanzie addizionali per rimpiazzare il capitale rimborsato. Per la Bce, e' stato concordato che il capitale versato sara' rimborsato alla Banca d'Inghilterra dopo la data di Brexit.

- Merci: le merci sul mercato sotto la legge Ue prima del ritiro potranno circolare liberamente sui mercati britannico e Ue, non ci sara' necessita' di modifiche ai prodotti o delle etichette, saranno soggetti a supervisione Ue. Tuttavia il capitolo merci nella fase di transizione non e' chiuso: resta da fare un "lavoro sostanziale", dice la Commissione, per concordare sul concetto chiave 'immesse sul mercato'. C'e' un disaccordo di fondo sull'intenzione Ue di applicare le regole Ue all'importazione di tutti i prodotti derivati da animali dalla data di Brexit indipendentemente dal fatto che siano state messe sul mercato o meno, sulla competenza per il rispetto delle regole Ue dopo il ritiro che per Bruxelles deve essere affidata alle autorita' dell'Unione europea e per Londra invece deve rientrare a livello nazionale

- Giustizia: sulla cooperazione in materia civile e commerciale c'e' consenso sul fatto che le regole Ue sul conflitto tra le leggi devono applicarsi ai contratti precedenti la Brexit e agli obblighi contrattuali derivanti da eventi che hanno provocato danni prima della data del ritiro. E cosi' continuera' a essere applicata la legge sulla giurisdizione ai procedimenti legali istituiti prima della Brexit. C'e' disaccordo sul fatto che la scelta del tribunale fatta prima del ritiro dalla Ue debba far scattare l'applicazione della legge Ue sul riconoscimento e l'esecuzione delle sentenze dopo Brexit

Sulle procedure giudiziarie Ue e' stato concordato che la Corte di giustizia Ue restera' competente per le procedure con il Regno Unito come 'accusatore' o 'difensore' per i casi registrati alla data del ritiro e che tali procedure continueranno fino al giudizio. C'e' disaccordo su diverse questioni, pero', inclusa quella sulla competenza continuata della Corte di giustizia Ue su fatti sollevati prima di Brexit, sull'esecuzione delle decisioni della stessa Corte dopo il ritiro e sulla possibilita' per il Regno Unito di intervenire davanti alla Corte in futuro

Sui procedimenti amministrativi Ue attualmente Londra non ha alcuna posizione relativamente all'intenzione dell'Unione di completare tutti i casi aperti, con decisioni "vincolanti" anche per le possibili conseguenze giudiziarie

Restano "divergenze significative" sul ruolo della Corte di Giustizia Ue. Il Regno Unito si oppone ad accordarle un "ruolo centrale" nella governance dell'accordo per la Brexit, mentre la Commissione ritiene che solo con tale ruolo "si potra' proteggere l'autonomia dell'Unione e il suo ordine legale". Sono necessarie "ulteriori discussioni sugli accordi istituzionali per gestire e monitorare insieme il funzionamento dell'accordo sul ritiro, per esempio attraverso un comitato congiunto, sulla questione cruciale del modo in cui l'accordo "sara' effettivamente applicato dalle due parti e le dispute che potranno emergere saranno regolate"

Infine, il documento comunitario, raccomandando al Consiglio di decidere che su tali basi il negoziato ha fatto "progressi sufficienti", indica che i negoziati per la Brexit (compresa la seconda parte sulle relazioni future) "devono essere completati entro l'autunno 2018 perche' l'accordo possa essere concluso dal Consiglio dopo aver ottenuto il consenso del Parlamento europeo, essere approvato dal Regno Unito prima del 29 marzo 2019"

Il "periodo di transizione" dopo il 29 marzo "e' interesse dell'Unione europea" e implica che per il Regno Unito si applichino le norme regolamentari, di bilancio, di supervisione, giudiziarie, gli strumenti di esecuzione.

 

 

 

 

 

 

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