Quotidiano | Categorie: Economia&Aziende

Solo in 35 per Franco Vanni sul caso BPVi al Festival Democratico, un lettore: poca verve PD ma colloquio interessante anche su poche denunce, bene non utilizzare legali vicentini

Di Citizen Writers Martedi 2 Agosto 2016 alle 00:43 | 0 commenti

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Gentile Direttore, ho assistito Venerdì 29 u.s. all'incontro avente come tema il caso BPVi, organizzato nel contesto del "Festival Democratico" a Vicenza presso i Giardini Salvi. Il sottoscritto, assieme a diversi altri membri della propria famiglia, è uno dei moltissimi piccoli risparmiatori che avevano affidato i propri risparmi alla gestione di Banca Popolare di Vicenza, risparmi che, ricordiamolo, sono a oggi stati "diluiti" per oltre il 99,8%. L'incontro è consistito in un dialogo - intervista tra Franco Vanni di "la Repubblica" e un esponente dell'associazione "Noi che credevamo nella Banca Popolare di Vicenza", Lorenzo Cracco. Oltre alle vicende ormai ben note grazie anche alla cronaca ed alle inchieste portate avanti dalla vostra e da altre testate indipendenti, il giornalista si è detto sorpreso dal basso numero di denunce e reclami sinora presentati, vista la massa di quasi 119 mila soci che sono stati ridotti sul lastrico da queste vicende. Il sottoscritto pure.

E' stato rilevato come molte delle persone coinvolte siano anziane (l'età media dei soci BPVI non mi è nota, ma se consideriamo come campione statistico le presenze in Assemblea direi che la media è più da Gerovital che da Mojito) e quindi poco inclini ad impelagarsi in cause che potrebbero durare lustri e che difficilmente soano in grado di comprendere. Sussistono inoltre la buona vecchia riluttanza vicentina (e non solo) nel far sapere in giro quanti soldi si siano persi e una sfiducia nelle istituzioni che a mio parere costituisce il pericolo maggiore, assieme ad una diffidenza da ustionato verso chi si propone per recuperare il maltolto.
Si è parlato delle assemblee in cui la banca è stata trasformata in SPA, magari non con le maggioranze bulgare del passato ma comunque consistenti, e della non considerazione del piano industriale alternativo proposto da "Noi che credevamo" in collaborazione con alcuni economisti indipendenti.
Senza voler essere complottista, personalmente credo che si sia voluto appositamente NON considerare alcuna alternativa alla trasformazione in SPA ed alla (favoleggiata) quotazione in borsa, così come sia stato fissato un prezzo di acquisto così basso proprio per evitare che nel "nuovo corso" rischiassero di venire rappresentate persone o correnti "non in linea" con quanto dettato da BCE.
Spiace constatare come fosse molto bassa la presenza di pubblico, complici forse il clima pre-ferie ed il contemporaneo concerto della Brigata Sassari in Piazza dei Signori, ma ciò non toglie che le circa 35 persone presenti siano un indice veramente basso della fiducia in una soluzione a breve da parte di molti soci.
In ogni modo si è trattato di un colloquio interessante, guastato solamente dalla contestazione di alcuni astanti seduti nelle prime file alla dichiarazione del Cracco secondo la quale l'associazione che rappresenta non si sarebbe rivolta a legali vicentini perché "sono pochi quelli in città che non abbiano mai fatturato nulla a BPVI".
Ammesso e non concesso che la non-fatturazione sia un indice di assenza di legami pre-esistenti, e fino a prova contraria assolutamente legittimi, dobbiamo per ora appoggiare la scelta della Associazione, dato che in un caso in cui vi sono migliaia di persone letteralmente disperate chi se ne occupa dovrebbe essere come la moglie di Cesare: al di sopra di ogni sospetto.

Il reporter di Repubblica ha però tenuto per la conclusione la bordata decisiva: ha infatti citato un suo incontro con il procuratore Capo di Vicenza, Antonino Cappelleri, secondo il quale nel prossimo autunno potrebbe aumentare il numero degli indagati, comprendendo una ventina dei Grandi Soci di BPVI e facendo esplicitamente il nome di Alfio Marchini, già noto alle cronache in qualità di candidato Sindaco di Roma Capitale alle ultime elezioni.
Tale notizia, la cui pubblicazione evidentemente era sfuggita al sottoscritto ed agli altri soci con cui sono in contatto (noi di VicenzaPiù, l'Espresso e Il Sole già ne scrivevamo il 24 febbraio scorso, sorry, con vari approfondimenti successivi su Alfio Marchini, ndr), risale a circa due mesi fa; fa specie che un magistrato solitamente molto cauto e parco di indiscrezioni sulle inchieste in corso come il dott. Cappelleri abbia rilasciato questa dichiarazione, ma il fatto che non sia mai stata smentita ci porta a presumere che corrisponda a verità. Vedremo cosa ci porteranno i freddi venti dell'autunno.

Scambiando qualche parola con i presenti al termine dell'evento, a prescindere dalla prestazione sicuramente di livello dei due relatori sia sul piano tecnico che su quello giornalistico, ho rilevato una certa insoddisfazione, quasi un "climax mancato" da parte di chi si aspettava da un evento organizzato dal partito di maggioranza (sempre più relativa) sia a livello nazionale che a Vicenza, un "qualcosa di più", una analisi sia politica che giuridico-economica di quanto è accaduto e di cosa sia possibile fare per recuperare i propri risparmi.
Bisogna rendere atto che alcuni esponenti del PD si sono esposti in prima persona in occasione di precedenti eventi, ma evidentemente non si voleva turbare il "Festival" con possibili contestazioni o rilevi sulla legittimità dell'azione del Governo e degli organi di controllo.
Nel frattempo i molti risparmiatori colpiti continuano ad attendere i favoleggiati "tavoli di conciliazione", e gli altrettanto di là da venire provvedimenti cautelari, restrittivi e conservativi verso gli indagati.
Fiducioso che la magistratura riuscirà a renderci giustizia in questo mondo, e che queste nostre genti sapranno risollevarsi ancora una volta, ad un "ai posteri l'ardua sentenza" di manzoniana memoria contrapponiamo in chiusura un fogazzariano "in guerra e in amore sono le ritirate che scatenano le avanzate".
Cordialmente

Luca Canale, piccolo socio BPVI

 


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