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La confusione regna sovrana per la BPVi tra la sentenza di condanna "pilota" a Verona, le aperture di Vestager verso i soci "truffati" e la possibile bocciatura del salvataggio di Nouy. E la "giustizia" appare una chimera

Di Giancarlo Marcotti Lunedi 27 Marzo 2017 alle 09:06 | 0 commenti

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La confusione regna sovrana, al momento non si può giungere ad altra conclusione. Mentre infatti le due Banche venete, la Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, hanno prorogato il termine per aderire all'Offerta Pubblica di Transazione (Opt), ufficialmente per agevolare "i numerosi azionisti che si stanno presentando nelle filiali delle Banche per sottoscrivere l'accordo transattivo", arriva una notizia che perlomeno va a scompigliare tutte le carte. Il giudice civile di Verona, Massimo Vaccari, infatti, ha condannato la BPVi a risarcire una azionista che in due tranches, nel 2009, e successivamente nel 2010, aveva acquistato complessivamente 660 azioni al prezzo di 60,50 euro ciascuna, richiedendo la vendita delle stesse nel 2014.

Come noto a tutti, la Banca in quel periodo aveva comunicato a, quasi, tutti gli azionisti che lo avessero chiesto di non essere più in grado di eseguire l'operazione poiché non era più autorizzabile in base alle nuove normative della BCE l'utilizzo del fondo acquisto azioni proprie.

La causa che ne è nata si è conclusa il 25 marzo con la sentenza di condanna per la BPVi, chiamata a risarcire l'azionista dante causa, seguita dall'Adusbef Verona, per oltre 60.000 euro (comprensivi di capitale investito, interessi, rivalutazione e spese legali).

Il Giudice ha riconosciuto che la Banca nel 2014 non era tenuta a liquidare l'investimento, ma la sentenza di condanna è stata comminata per "aver violato gli obblighi informativi".

Capirete bene che una sentenza simile ha lo stesso effetto dell'accensione di un cerino all'interno di una santabarbara , infatti, ne  dà notizia l'Adusbef, sottolineando che si tratta della "prima storica sentenza di condanna nella causa pilota intentata da Adusbef" che aggiunge: "Mentre proseguono le ripetute, insistenti molestie a danno di 210.000 azionisti truffati di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, per convincerli ad accettare vere e proprie elemosine, con la rinuncia a qualsiasi contenzioso giudiziario contro le banche e la doverosa azione nei confronti di Banca d'Italia e Consob, l'unica strada percorribile per aggredire il loro capiente patrimonio, alla luce di sentenze consolidate di Cassazione che hanno condannato l'omessa vigilanza...., questa sentenza segna uno spartiacque per i soci frodati, beffati e perseguitati dagli stalker delle due banche venete".

 

E il presidente di Codacons Veneto non solo ha esultato per la notizia, ma ha invitato tutti gli azionisti che hanno firmato la proposta di transazione a recarsi in Banca per revocarla.

Insomma se pensavate che il giorno 28, alla scadenza "definitiva" dell'Opt, la situazione si sarebbe chiarita, eccovi serviti.

L'ennesimo colpo di scena rende ancor più ingarbugliata una vicenda che di per sé è complicatissima, già, perché ancor prima della sentenza del Giudice di Verona a gettare benzina sul fuoco ci aveva pensato... l'Europa nella persona di  Margrethe Vestager, Commissaria Ue alla concorrenza competente per la misura di ricapitalizzazione precauzionale (da parte dell Stato) che i due Istituti veneti hanno chiesto.

La Vestager aveva dichiarato che in caso di "misselling", ossia di vendite abusive, gli azionisti avrebbero dovuto essere "compensati". Buone notizie quindi per tanti azionisti azzerati?

Forse, perché la dichiarazione, se ci pensiamo un attimo, non è per nulla sorprendente: in presenza di vizi formali, ovviamente, il contratto è nullo, ma valutare il "misselling" è tutt'altro che agevole, occorrerebbe istituire meccanismi "arbitrali" per nulla semplici.

E poi sappiamo che "l'Europa" ha sempre più voci, ed allora se le parole della Vestager potevano aver fatto tornare la fiducia in molti "truffati", quelle di un'altra donna, Danièle Nouy, sono risultate una specie di "mazzata" per i risparmiatori (azionisti, ma anche obbligazionisti delle Banche venete), la Presidente della Vigilanza Unica BCE, infatti, nella relazione annuale davanti al Parlamento europeo ha letteralmente dichiarato: "Il salvataggio delle banche dell'eurozona non è scontato: per alcuni Istituti potrebbe essere necessaria la liquidazione se non ci sono altre strade praticabili per il loro salvataggio."

Insomma restano in campo tutte le ipotesi: compensazione, azzeramento e ristoro parziale.

Ciò che temiamo è che alla fine la "giustizia", non solo quella giudiziaria, rimarrà una splendida chimera.


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