Quotidiano | Categorie: Economia&Aziende

Un socio della BPVi chiede: è vantaggioso il conto vincolato proposto oltre al ristoro? Le valutazioni Codacons e i calcoli VicenzaPiù

Di Risposte agli azionisti Mercoledi 15 Febbraio alle 16:58 | 0 commenti

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Ci arriva, come ormai avviene quasi quotidianamente, una lettera  all'indirizzo mail da noi riservato ai soci traditi dalla Banca Popolare di Vicenza, [email protected], a cui da tempo sottoponete ogni quesito a cui stiamo rispondendo, da cronisti, privatamente e, se utile a molti, anche su questo mezzo mantenendo l'anominato ove richiesto e purchè la domanda sia fatta con un nome e cognome. Questa lettera via mail è simile a tante altre ricevute in questi giorni dopo la proposta di transazione fatta a 94.000 soci della BPVi (9 euro ad azione per chi ha acquistato azioni nei dieci anni precedenti e fino al 31 dicembre 2016 oltre a una serie di proposte commerciali in cambio della rinuncia tombale ad ogni azione legale) e a 75.000 di Veneto Banca (15% del prezzo di acquisto eccetera eccetera).

Il lettore "prototipo" ci scrive: «ho cento azioni acquistate a 6.250 euro e faccio parte di una nutrita schiera di soci a cui è stato proposto il ristoro di 9 euro, quindi di 900 euro in tutto, ma mi è stato anche prospettata in filiale la possibilità di "investire" in un deposito vincolato a 10 anni e retribuito con un tasso del 5% netto quei 900 euro e magari anche una cifra maggiore, purchè non superiore complessivamente a 5 volte il rimborso, quindi al massimo 4.500 euro. potrei così, mi dicono, recupare più del 15% attuale. Cosa mi consigliate?»

Abbiamo girato la domanda al'avvocato Franco Conte, presidente di Codacons Veneto, che ci ha risposto così: «Intanto va premesso che non conviene aderire alla proposta minima di 9 euro per la BPVi (o del 15% per Veneto Banca) a chi ha particolari motivi documentati per dimostrare di essere puramente un risparmiatore e di aver acquistato azioni in assenza o carenza di informazioni sul rischio conseguente o addirittura in base a dati non veritieri. Per gli altri, le cui posizioni sarebbero poco difendibili, non vedo alternative concrete ad accettare i 9 euro. Se il lettore, così come gli altri che vi hanno scritto, rientra in questa categoria e se ha liquidi da investire, le valutazioni, del tutto personali, vanno fatte in quest'ambito: non c'è il rischio, almeno con le normative attuali, che il deposito vincolato posa essere "aggredito" in caso di futuri problemi della banca ((il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi garantisce fino ad euro 100.000 per ogni deposito) e i conteggi per la quantificazione del vantaggio vanno fatti confrontando il 5% netto proposto dalla BPVi e da Veneto Banca con i tassi oggi di mercato, che vanno decurtati del 26% di tassazione ma che potrebbero evolvere verso un aumento anche se è corretto valutare il tutto in base ai dati certi odierni».

VicenzaPiù, su questa base, ha fatto quindi un calcolo di minima e uno di massima.

1 - il socio che aderisce alla transazione ed accetta per 100 azioni 900 euro lascia quella cifra nel deposito proposto dalla banca al 5% e la raddoppia con altri 900 euro suoi  

2 - lo stesso socio aggiunge ai 900 euro i 3.600 euro suoi che portano il totale del deposito vincolato a 5 volte il ristoro ricevuto.

Nel primo caso il cliente riceve in 10 anni 900 euro di interessi lordi che, questo è il ragionamento proposto dalla Banca e da valutare da parte del cliente con qualche disponibilità, aggiunti ai 900 euro ricevuti come ristoro fanno 1.800 euro, il doppio della cifra ricevuta oggi e, quindi, un 30% del vecchio e virtuale valore delle azioni, che comuqnue rimangono in tasca ai proprietari.

Senza calcolare gli interessi minimali composti sui 90 euro maturati ogni anno e disponibili per glia nni successivi questi 1.800 euro vanno confrontati con i 900 euro che frutterebbe un deposito vincolato di 1.800 euro a un tasso che oggi si può trovare intorno al 2,5% ma sui quale va pagata una tassazione del 26% che ridurrebbe quei 900 euro a 666 euro che non si aggiungerebbero, però, ai 900 ricevuti cone ristoro.

Nel secondo caso il cliente riceve in dieci anni 2.250 euro di interessi netti più i 900 euro di ristoro: in totale fanno 3.150 euro a fronte dei 6.250 spesi per le vecchie azioni e a fronte di 1.125 euro meno il 26%, quindi 832,5 euro, che si otterrebbero in 10 anni con un deposito a tasso odierno e considerando che mancherebbero i 900 euro di "bonus" iniziale.

«È vero - commenta Franco Conte - che per "recuperare" 1.800 o 3.150 euro dei 6.250 pagati da anni bisogna avere la disponibilità di 900 o 3.600 euro da aggiungere al ristoro e che per far rimarginare in parte le ferite serviranno 10 anni, ma la strada apapre vantaggiosa per quelli che, ripeto, non hanno motivi documentati o documentabili per aspirare credibilmente a cifre più eque di quelle proposte dalle due ex Popolari».


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Commenti degli utenti

Giovedi 14 Dicembre alle 20:41 da Barbara77
In Gianni Zonin fa così tanta scena muta in commissione d'inchiesta sulle banche che Casini prova a fare il suo ventriloquo

Giovedi 14 Dicembre alle 14:25 da Lucia
In La lettera di una socia di Veneto Banca per accelerare il "ristoro" ai risparmiatori truffati dalle banche venete
Leggendo la lettera di Flavia mi è venuto tornato alla mente l'articolo 47 della Costituzione, nel passaggio dove recita:

"La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme...".

Purtroppo, come molte altre volte succede in questo Bel Paese mal gestito, avviene il contrario.
La vicenda delle banche venete è purtroppo nota e non stanno nemmeno più in piedi gli alibi che vogliono colpevolizzare i soci ("se la sono cercata loro perché sapevano che era rischioso ... volevano fare gli squali e adesso piangono miseria ...") perché è stato dimostrato che non è così; il prezzo delle azioni è stato taroccato ed è una truffa bella e buona che le banche hanno fatto ai loro sottoscrittori.
Raggirati da funzionari bancari senza coscienza pilotati a loro volta dai direttori senza scrupoli, che sapevano benissimo di vendere azioni fuffa ... ma l'importante è vendere e far carriera (no?).
E via col valzer delle scuse del tipo "siamo una banca solida ... non abbiamo problemi etc".
Mentre si tentava di coprire la voragine bancaria con un fazzolettino di carta, Consob e Banca d'Italia si giravano dall'altra parte per non vedere.
Il finale vede trionfare le banche che hanno fatto lo "sforzo" di avere solo la parte sana.
Come se non bastasse, i funzionari "lupi" delle due banche si sono travestiti da "agnelloni" di Intesa San Paolo, e probabilmente continueranno a perdere il pelo ma non il vizio.
Tutto apposto dunque. No?
Direi che alla luce di questo non faccio fatica a credere alla lettrice quando dice "credere nella Giustizia è diventato molto, molto difficile, quasi impossibile". E' e rimane impossibile, cara Flavia.
Molto probabilmente in un altro Paese più civile la cosa avrebbe preso una piega diversa, a favore dei risparmiatori (penso ad es. alle class action, che da noi sono solo di facciata).

Credo purtroppo, cara Flavia, che la lettera inviata ai politici cada nel nulla.
Per il semplice motivo che se qualcuno avesse voluto davvero fare qualcosa PRIMA, l'avrebbe fatto.
Ora è troppo tardi. Ed è persino patetico che i politici si proclamino adesso paladini dei risparmiatori, a babbo morto.

Mi spiace infonderle amarezza Flavia, ma mi dica forse se non ne ho motivo.

Con augurio di poter essere smentito.

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