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Antonino Cappelleri in Commissione Banche sulla BPVi, due ore di verità e contraddizioni da ascoltare e commentare dopo i primi rilievi amari di Luca Canale: Zonin & c. intanto la fanno franca patrimonialmente

Di Pietro Cotròn Mercoledi 25 Ottobre 2017 alle 23:14 | 0 commenti

In una giornata di audizioni presso la Commissione d'inchiesta sulle banche è toccato ad Antonino Cappelleri, procuratore capo di Vicenza, assistito dai pm Luigi Salvadori e Gianni Pipeschi, ripercorrere le tappe della vicenda che ha coinvolto la Banca Popolare di Vicenza e fare l'excursus sulle indagini. Nelle circa due ore di "deposizione al contrario", che vi proponiamo integralmente, ci sono varie affermazioni del magistrato degne di "valutazione" ma occorre prima sentire con attenzione quanto dichiarato a Pier Ferdinando Casini & c.

Tra quelle affermazioni, come rileva NordEst Economia (gruppo Il Mattino di Padova etc.), colpisce  quella secondo la quale, a causa del conflitto di competenza con Milano sollevato dal Gip di Vicenza, dice Cappelleri, non sarebbe di fatto più possibile procedere al sequestro dei beni dell'ex presidente Gianni Zonin.

Tanto più, ricordiamo noi, che, a differenza di quanto fatto dalla Procura di Roma nei confronti degli ex vertici di Veneto Banca, il sequestro è stato chiesto di fatto più che nei confronti del dominus della BPVi, che da tempo, comunque, se ne è liberato donandoli cristianamente ai suoi figli, a carico di una banca che ora non c'è più: "la Bad company (della banca ndr di NordEst Economia) non ha più sostanze - ha detto Cappelleri - mentre la parte buona acquistata (da Intesa Sanpaolo, ndr) per decreto è esente"...

Di sostanze, tra l'altro, la BPVi in liquidazione coatta amministrativa ne avrebbe così tante, tra beni immobili e mobili, che il ministro Pier Carlo Padoan ha detto che lo stato recuperà dalla loro realizzazione più dei miliardi che ha dato a Intesa Sanpaolo...

Ma, detto che non sappiamo, e a quest'ora non possiamo controllare con i nostri consulenti, se il patrimonio della LCA sia aggredibile dopo il decreto (di messa in liquidazione ecc.) a cui accenna il procuratore e che per molti sarebbe un insulto alla Costituzione, e che ci riserviamo di ascoltare con calma le due ore di audizione, pubblichiamo il commento che ci ha inviato a caldo Luca Canale, un buon esperto delle problematiche bancarie e noto "combattente" per i diritti dei soci truffati da via Btg. Framarin, che sta tornando da Roma dove oggi era per manifestare contro il Rosatellum che sa di Verdinellum con un spruzzata di Fascistellum...

 

Gentile direttore,
secondo quanto emerso durante l'audizione del proc. dott. Cappelleri presso la commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario pare proprio che il Cav. Dott. Gianni Zonin (ed i suoi sodali con pendente il rinvio a giudizio) possa ormai tirare un sospiro di sollievo, per quanto riguarda sequestri cautelativi di beni e/o altre misure preventive.
Pare infatti che la procura ritenga (adesso) inefficaci e in ogni caso tardive eventuali misure del genere, dato che non sarebbe rimasto nulla da sequestrare né dal lato BPVi ne dal lato Zonin & c.
Questo nonostante i soci e le associazioni di consumatori avessero più volte sollecitato e richiesto al dott. Cappelleri che si procedesse a misure preventive e cautelative, ricevendo regolarmente e pubblicamente in risposta che "i tempi istruttori non erano maturi".
Possiamo ora affermare che i tempi istruttori sono decisamente marciti?
O meglio ancora direttamente decomposti?
Non ci stupisce né ci stupirà in futuro se le statistiche dei ministeri degli interni e della giustizia daranno in vistoso calo il numero di reati nel vicentino: chi, dopo queste superbe prove impegnerebbe tempo, energie e denari per affidare una inchiesta alla procura vicentina?
Né ci stupirà se le forze dell'ordine si concentreranno nella prevenzione e repressione delle violazioni del codice della strada, visto che risulterebbero sicuramente più efficaci che nell'indagare mesi o anni, e vedere poi l'azione penale sfumare in nebbie quali la stessa città del Palladio non vede da qualche decennio.
Né, infine, ci stupirà rivedere quel manipolo di coraggiosi che hanno lungamente manifestato davanti al tribunale di Vicenza per sollecitare ed appoggiare l'azione della procura, rivederli appunto di nuovo su quel selciato, ma con cartelli, istanze ed obiettivi diametralmente opposti.
Con le dichiarazioni odierne credo che ormai il Tribunale di Vicenza abbia ormai toccato il fondo.
Continuerà l'azione penale, ma a che pro costituirsi parte civile se lo stesso procuratore capo (evidentemente meglio informato in merito rispetto ai poveri mortali che non godono di tali confidenze) afferma che non esiste un patrimonio aggredibile?
Meglio allora puntare solo sul gratuito ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo, promosso da una forza politica, che almeno è gratuito e non dà false speranze.
Alcuni attori hanno già anticipato che presenteranno un esposto al CSM; altri che lo faranno presso la procura di Trento, competente per territorio, ma una cosa è sicura: oggi sono state fatte delle affermazioni gravissime, sulle quali sono certo che le competenti autorità (per non dire la commissione stessa) vorranno approfondire.
Per quanto ancora lo Stato aspetterà per rendere Giustizia ai risparmiatori azzerati?
O dovremo aspettare, per usare una frase troppo spesso in bocca alla nostra attuale e fallimentare classe dirigente, che "ce lo chieda l'Europa"?

Amari saluti

Luca Canale


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