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E delle BCC vogliamo parlare? Dopo la crisi BPVi che ha "collassato" anche Veneto Banca Antonio Guadagnini denuncia: il disegno del "sistema" e di Bankitalia è svuotare il Veneto

Di Citizen Writers Domenica 7 Maggio 2017 alle 11:39 | 0 commenti

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Il Parlamento ha fatto una legge per riordinare il settore delle Banche di credito cooperativo vendendola come una cosa necessaria per il settore. Il mantra è che ci sono troppe banche in Italia e che quindi bisogna ridurne il numero, aumentandone le dimensioni. Cominciamo dicendo che negli USA le banche di piccole dimensioni (Community bank e Credit unions) sono molto più diffuse che in Italia e non mi pare che il sistema bancario americano soffra particolarmente. Aggiungiamo che è fin troppo semplice dimostrare che nel belpaese ci sono banche piccole che funzionano benissimo e banche grandi che vanno malissimo: tra le altre, Montepaschi, Popolare di Milano, la stessa Unicredit, non è che abbiano fatto faville in questi anni. La realtà è che con questa riforma si voleva accentrare tutto il potere a Roma (tanto per cambiare).

La riforma è stata fatta per far diventare Iccrea capogruppo unico di tutte il settore delle BCC d'Italia. E questo rivela lo spirito col quale si fanno le cose a Roma: l'unico bene che si persegue è il proprio, quello dei potentati locali e dei loro sodali. Poi però si è messa di traverso la Cassa Centrale di Trento, la quale non ci sta a farsi inglobare da Roma e vuole costituire un gruppo alternativo.
A questo punto esce lo 'spirito veneto'. Puntualmente, le BCC del Veneto si sono divise quasi a metà: 13 andranno con Iccrea, 11 con CCT. Se si fossero messe d'accordo e avessero scelto tutte la stessa capogruppo, il loro peso all'interno della struttura sarebbe stato nettamente più forte, così finiranno per avere, sia le une che le altre, un peso marginale.

Storia vecchia che si ripete: quando si è trattato di privatizzare il settore del credito in Italia e sono arrivate le grandi alleanze che hanno portato alla nascita di Banca Intesa e di Unicredit, le Casse di risparmio del Veneto si sono divise, sempre a metà, 4 sono andate con Unicredit, 3 con Intesa. Risultato? Le 4 aderenti a Unicredit hanno sostanzialmente azzerato capitale e peso politico dentro una banca che ormai, a furia di aumenti di capitale, è straniera; le tre che sono dentro Intesa, per dirla forbita, "contano come il due di coppe, quando si va a spade".

Potremmo poi parlare della vicenda Antonveneta che nel 2007, dopo incredibili vicende, finisce sotto il controllo di Montepaschi, amen... o del triste destino di Banca Cattolica del Veneto che dopo essere stata inglobata dal Banco Ambrosiano, ne seguì il tragico destino, per venire alla fine incorporata dentro a Intesa. Da ultimo, il Banco Popolare è andato in dote a BPM.
La vicenda delle due popolari venete è una variante sullo stesso tema: decreto del governo con la stessa scusa usata per le BCC, interpretazione punitiva di Banca d'Italia (sanzionata e sterilizzata dal Consiglio di Stato, troppo tardi per salvare le venete), devastazione delle banche. Se l'idea era quella di salvare le due popolari bastava fare, nel corso degli anni, e soprattutto nel periodo dell'emergenza, il contrario di quello che è stato fatto. Lentamente sta emergendo la verità: BPVi preferiva coltivare rapporti di 'amicizia' con Bankitalia (ricambiata) piuttosto che servire il territorio e questa, alla fine, è stata la causa principale del collasso suo e di Veneto Banca.
Il risultato odierno è che non c'è più un istituto di credito in Veneto che abbia la testa in Veneto. Siamo 'eterodiretti': chi decide se fare un finanziamento a un'impresa o concedere un mutuo qui in loco cura interessi non locali, ma lontani, in tutti i sensi.
L'arco di tempo nel quale siamo riusciti a realizzare questo miracolo è di un ventennio: la prima banca ad andarsene fu la Cattolica del Veneto incorporata da Intesa nel 1997, la fuoriuscita delle popolari venete e delle BCC si sta completando in questi giorni.
Tutto quello che era stato sapientemente costruito nel corso di più di un secolo in terra veneta, è stato mangiato velocemente in pochi anni.
Di chi sono le responsabilità? Roma ha fatto il suo gioco e non ha trovato nessuna resistenza in Veneto. Milano ha curato i propri interessi (in Veneto crediamo che a Milano operino i buoni samaritani...). Ci sono 'indizi' chiari che Roma e Milano non si pestano i piedi e si dividono i compiti: a Roma la politica, a Milano la finanza. I principali azionisti di Bankitalia operano a Milano: Bankitalia è il trait d'union.
Se il Veneto vuole salvarsi deve cominciare a giocare in proprio, senza cercare padrini o capitani coraggiosi esterni che dovrebbero fare quello che non riusciamo a fare da soli. Purtroppo, si fa per dire, abbiamo il destino nelle nostre mani, le sole sulle quali possiamo contare per fare il bene del Veneto. È urgente che cominciamo finalmente a usarle bene. È bene che cominciamo a rendercene conto, in fretta, perché non resta più molto da salvare.

Antonio Guadagnini, Consigliere regionale Gruppo Consiliare Siamo Veneto, eletto nella lista Indipendenza Noi Veneto


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