Quotidiano | Categorie: Economia&Aziende

Gianni Zonin e Vincenzo Consoli in audizione presso la Commissione d'inchiesta: secretati oppure no?

Di Angelo Di Natale Giovedi 7 Dicembre alle 12:34 | 0 commenti

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ROMA, servizio esclusivo dal nostro corrispondente. Con una certa sorpresa Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca hanno occupato di nuovo il centro della scena ieri nella Commissione parlamentare d'inchiesta sui "crac" bancari la quale, a tappe forzate, sta procedendo secondo un fitto calendario di audizioni fino al 22-23 dicembre quando la pausa per le vacanze scriverà la parola fine sulla legislatura e darà lo stop all'iniziativa stessa dei quaranta parlamentari i quali, coordinati dall'ex Udc Pier Ferdinando Casini, si riuniscono praticamente tutti i giorni a palazzo San Macuto.

Sembrava che lo scontro fosse limitato al nodo Federico Ghizzoni, l'ex amministratore delegato di Unicredit, la cui audizione - da alcuni invocata, da altri temuta - non riguarda elementi funzionali dei dissesti bancari ma la credibilità dell'ex ministro Maria Elena Boschi e il suo conflitto d'interessi, con effetti travolgenti sull'intero Pd se l'attuale presidente di Rothschild Italia dovesse confermare quanto scritto da Ferruccio De Bortoli (e smentito dall'interessata con annuncio di querela mai presentata: ben altra cosa è un'azione civile!) ovvero che l'allora ministro gli chiese di valutare la possibilità di acquistare la banca, di cui il papà era vice presidente, sull'orlo del fallimento.

E invece ore di infuocato dibattito ci sono volute perché la Commissione prendesse una decisione su una lunga serie di altre audizioni tra le quali, innanzitutto, quelle degli amministratori delle due banche venete coinvolte, Gianni Zonin e Vincenzo Consoli.

Entrambe alla fine ammesse anche se il nodo più critico non risolto dall'ufficio di presidenza, che ci riproverà oggi, è quello della pubblicità o meno della loro audizione. Pubblicità chiesta a gran voce dal M5S, respinta da altri che invocano la secretazione. Con loro dovrà presentarsi a palazzo San Macuto anche Pietro D'Aguì, ex amministratore della Bim (Banca intermobiliare) che nella vicenda del dissesto di Veneto Banca avrebbe svolto la funzione di "boutique finanziaria".

La pagina veneta del dossier oggetto di scontro in Commissione ha acceso anche un braccio di ferro sull'audizione del presidente della Regione Luca Zaia, nonché sull'ex consulente di Veneto Banca Ippolita Ghedini, sorella del più noto Niccolò Ghedini - avvocato di Silvio Berlusconi nonché parlamentare e dirigente di primo piano di Forza Italia - e moglie di Michele Dalla Costa, pubblico ministero della procura di Treviso titolare di inchieste sui crac bancari. Nessuno dei tre però sarà sentito. Su questo punto alla fine ha avuto la meglio Brunetta contro l'asse M5S e parte del Pd.

E lunedì nell'aula "Occorsio" della Corte d'Assise di Roma secondo appuntamento con l'udienza preliminare sul dissesto di Veneto Banca: undici gli imputati di cui la procura ha chiesto il rinvio a giudizio. E tra questi anche Consoli e D'Aguì.


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Commenti degli utenti

Giovedi 14 Dicembre alle 20:41 da Barbara77
In Gianni Zonin fa così tanta scena muta in commissione d'inchiesta sulle banche che Casini prova a fare il suo ventriloquo

Giovedi 14 Dicembre alle 14:25 da Lucia
In La lettera di una socia di Veneto Banca per accelerare il "ristoro" ai risparmiatori truffati dalle banche venete
Leggendo la lettera di Flavia mi è venuto tornato alla mente l'articolo 47 della Costituzione, nel passaggio dove recita:

"La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme...".

Purtroppo, come molte altre volte succede in questo Bel Paese mal gestito, avviene il contrario.
La vicenda delle banche venete è purtroppo nota e non stanno nemmeno più in piedi gli alibi che vogliono colpevolizzare i soci ("se la sono cercata loro perché sapevano che era rischioso ... volevano fare gli squali e adesso piangono miseria ...") perché è stato dimostrato che non è così; il prezzo delle azioni è stato taroccato ed è una truffa bella e buona che le banche hanno fatto ai loro sottoscrittori.
Raggirati da funzionari bancari senza coscienza pilotati a loro volta dai direttori senza scrupoli, che sapevano benissimo di vendere azioni fuffa ... ma l'importante è vendere e far carriera (no?).
E via col valzer delle scuse del tipo "siamo una banca solida ... non abbiamo problemi etc".
Mentre si tentava di coprire la voragine bancaria con un fazzolettino di carta, Consob e Banca d'Italia si giravano dall'altra parte per non vedere.
Il finale vede trionfare le banche che hanno fatto lo "sforzo" di avere solo la parte sana.
Come se non bastasse, i funzionari "lupi" delle due banche si sono travestiti da "agnelloni" di Intesa San Paolo, e probabilmente continueranno a perdere il pelo ma non il vizio.
Tutto apposto dunque. No?
Direi che alla luce di questo non faccio fatica a credere alla lettrice quando dice "credere nella Giustizia è diventato molto, molto difficile, quasi impossibile". E' e rimane impossibile, cara Flavia.
Molto probabilmente in un altro Paese più civile la cosa avrebbe preso una piega diversa, a favore dei risparmiatori (penso ad es. alle class action, che da noi sono solo di facciata).

Credo purtroppo, cara Flavia, che la lettera inviata ai politici cada nel nulla.
Per il semplice motivo che se qualcuno avesse voluto davvero fare qualcosa PRIMA, l'avrebbe fatto.
Ora è troppo tardi. Ed è persino patetico che i politici si proclamino adesso paladini dei risparmiatori, a babbo morto.

Mi spiace infonderle amarezza Flavia, ma mi dica forse se non ne ho motivo.

Con augurio di poter essere smentito.

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