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Il mondo di mezzo di associazioni e legali intorno a BPVi, Veneto Banca ecc..., parte II. Francesco Celotto: "nasce il Coordinamento di don Torta e subito attriti con lui, che è il problema del movimento con Arman e Ugone"

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile VicenzaPiù) Sabato 8 Settembre 2018 alle 23:10 | 0 commenti

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Giovedì 6 settembre col titolo «Inchiesta sul mondo di mezzo di associazioni e legali intorno al crac di BPVi, Veneto Banca ecc..., parte I. Francesco Celotto: chi sono e a cosa puntano don Enrico Torta, Andrea Arman e Luigi Ugone» annunciavamo una serie di articoli proprio sul mondo inesplorato che vive nei dintorni e, più di talvolta, a spese dei soci già azzerati dalle piraterie di Banca Popolare di Vicenza, di Veneto Banca, ora entrambe in liquidazione coatta amministrativa, e, ce ne occupiamo da un po' per quanto attiene agli effetti della legge 205 desiderati da molti ma ostacolati da alcuni, delle quattro banche risolte: Banca delle Marche, Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara, Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti.

Partiamo solo oggi, scusandoci per il ritardo dettato dagli ultimi passi della maggioranza che sostiene  il governo gialloverde che tanto ha promesso prima delle elezioni ma che, con l'annuncio di un emendamento al Milleproroghe, pare proprio non voglia restituire i risparmi ai soci vittime delle sei banche nascondendo questa intenzione dietro l'annuncio civetta di qualche centinaio di soci he potrebbero recuperare il 30% di quanto già sanzionato dall'Acf!

Per dare conto della delusione dei soci vi riportiamo due commenti "moderati", scelti a campione fra tantissimi, uno di un socio delle ex Popolari venete ("dopo mille promesse elettorali speravamo in un governo del cambiamento ma ahimè ci troviamo con un governo del rinvio e, temo, del peggioramento"), l'altro di un azionista Carife ("Il governo del cambiamento ha partorito un topolino. Se queste sono le premesse allora bisogna azzerare anche questo esecutivo..."). 

Dopo aver provato negli anni scorsi ad analizzare le modalità di azione (economica ed organizzativa) di associazioni e studi legali (non risposero alle nostre domande, tra gli altri, il Coordinamento Banche di don Enrico Torta e Noi che credevamo nella BPVi) questa volta possiamo ricostruire varie situazioni sulla base di documenti e fatti e, dopo aver fatto delle domande anche al vescovo di Vicenza, in particolare su don Enrico Torta, solleveremo alcuni veli su alcune associazioni e su certi legali con «enormi interessi a proseguire secondo la linea lucrosa delle delle liti processuali, spesso affiancati dalle associazioni o loro stessi promotori di proprie  associazioni».

Ripartiamo, quindi, dall'intervista a Francesco Celotto (nella foto nel nostro studio tv) , appena fuoriuscito dall'Associazione Soci Banche Popolari contro il fare a suo dire di pura "protesta" e "dannoso" del Coordinamento Banche di don Enrico Torta e di Noi che credevamo nella BPV.

L'intervista punta il dito sui tre personaggi chiave, don Enrico Torta, l'avv. Andrea Arman, presidente del Coordinamento e Luigi Ugone, presidente di Noi che credevamo.

Ebbene è Celotto, anche lui di certo non scevro da un certo protagonismo, che ci occupiamo noi di filtrare, a raccontarci proprio l'origine del Coordinamento di don Torta.

«A fine 2015, a metà novembre, il presidente veneto di Confedercontribuenti, Alessandro Bellucco, in una riunione programmata per fondare un coordinamento tra alcune associazioni di soci delle banche venete, ci presenta nello studio Calvetti don Enrico Torta, che non conoscevamo ma che era già noto per alcune sue azioni contro l'usura. Erano presenti per le varie associazioni, oltre a me e Bellucco col suo collaboratore Muzio, Patrizio Miatello con l'avv. Andrea Arman che si conoscevano per le loro precedenti attività da autonomisti/indipendentisti, poi, tra gli altri, avvocati come Matteo Moschini e Sergio Calvetti, che furbescamente propone di nominare presidente del Coordinamento son Enrico: "con lui, un prete, richiameremo l'attenzione!". Don Torta gradisce l'idea e si riserva di accettare dopo essersi confrontato col Patriarca che acconsente ma gli suggerisce di non farsi nominare presidente, "non è opportuno" gli dice, ma solo presidente onorario visto il suo ruolo sacerdotale. Cosa succede a quel punto? A metà dicembre, pochi giorni prima dell'assemblea a Venegazzù di trasformazione di Veneto Banca in spa, organizziamo un grande evento presso la discoteca Odissea di Treviso dove, arrivano oltre 1.000 persone (Miatello ci risulta che ne fu grande promototore e Calvetti "primo utilizzatore" visto che lì avrebbe dispensato, al posto del volantino generale della manifestazione, i suoi biglietti da visita, ndr). L'evento annunciato con la presenza del sacerdote desta, come previsto, l'attenzione di molti mezzi di informazione non solo locali ma soprattutto nazionali, tra cui la Rai e Il Fatto Quotidiano. E lì nasce il primo problema (Celotto dice "casino", ndr), che doveva essere per tutti un allarme: il prete, nominato da noi e che, come persona di riferimento di un coordinamento, avrebbe dovuto sentire prima di ogni decisione i circa sette gruppi che si erano uniti, comincia a fare di testa sua e nomina, senza consultarci, portavoce Andrea Arman. Era previsto che parlassero tutti, io e gli altri, che so anche Elena Bertorelli della Casa del Consumatore di Schio, ma don Torta decide che la visibilità pubblica tocca solo ad Arman e ai giornalisti presenti, attirati dalla sua figura, come Calvetti aveva previsto, indica Arman come unico coordinatore e portavoce. Io chiedo a Calvetti il perché di questo "amore" esclusivo per Arman e l'avvocato, sornione, mi risponde "un prete sceglie sempre un altro prete" alludendo alla funzione ufficiale di don Torta e al modo di fare "ecumenico" di Arman... Nessuno, comunque, è contento della prevaricazione del presidente onorario designato e, pochi giorni dopo, quando siamo ricevuti da Veneto Banca preoccupata dal numero dei partecipanti dell'Odissea, ho chiaramente detto a don Torta che lui doveva ascoltarci prima di ogni decisione perché noi non eravamo i suoi chierichetti. Ma resta il fatto che quella era la strada presa e ancora oggi non capisco il perché di quella forte simpatia e di quella scelta visto che Arman è un personaggio discutibile, ha fatto usura, non ha mai lavorato in vita sua o ha solo fatto finta di lavorare come con incomprensibili società di lavoro ad interim a Zakopane, ha solo perso soldi, ha vissuto con i soldi del papà (tra i fondatori di Banca Piva poi assorbita da Banca Popolare di Vicenza) e, diciamola tutta, come avvocato è stato modesto (Celotto usa un termine molto più pesante, ndr). E le azioni che lui ha ancora, ne dichiara settemila, sono quelle avute dal padre quando Banca Piva entrò in BPVi con un prezzo di carico molto basso e lontanissimo dalla quotazione di 62.5 euro finali... Se lui parla di speculatori, beh forse lo fu il padre che, tra i fondatori della banca nata con i grandi allevatori della zona, aveva azioni al prezzo, ognuna, anche di solo 2.000 lire italiane e poi convertite in titoli vicentini. Arman dice di aver perso un milione di euro, ma sono balle perché le sue azioni, e non mi risulta che la moglie ne abbia di Veneto Banca come lui dice, erano ad un prezzo di carico di non più di 10 euro. Quindi, se ha perso qualcosa, per quelle 7.000 azioni (e ammesso che non ne abbia vendute molte altre al prezzo massimo, come poi vedremo, ndr) ha peso 70.000 euro. Tutte queste cose ed altre me le ha raccontante direttamente lui stesso in occasione di un viaggio a Roma per andare a incontrare il vice ministro Enrico Zanetti. È ora che chi si è affidato, tramite don torta, a lui sappia chi è e perché lui, don Torta e Luigi Ugone sono il problema vero del movimento delle associazioni...».

Nella prossima puntata pubblicheremo il seguito dell'intervista a cui faremo seguire o a cui aggiungeremo dati e documenti in nostro possesso, anche sulle "azioni" di Arman, sulle attività del Coordinamento e di Noi che credevamo nella BPVi e sull'operato di alcuni avvocati, tra cui quelli già qui citati, dichiarandoci fin d'ora disponibili ad ospitare precisazioni e smentite altrui, purché in prima persona e fattuali.


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