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Formazione in Regione Veneto, presunto "Clan Romano" e ruolo di Elena Donazzan nella "cupola della P.A."

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile VicenzaPiù) Lunedi 2 Gennaio 2017 alle 16:53 | 0 commenti

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La formazione, che pure dovrebbe essere uno dei più validi motori dell'acceso al lavoro e/o del ricollocamento di lavoratori in un lungo periodo di crisi e di ridefinizione delle figure professionali e mansionarie, non è di certo indenne da certi vizi italici come a livello nazionale ha recentemente ricordato Il Fatto Quotidiano con la rivelazione del buco da 60 milioni degli Ial (le associazioni Innovazione Apprendimento Lavoro) della Cisl, tra cui quella veneta, e come in Regione Veneto ha evidenziato la recente polemica su Veneto Lavoro, che avrebbe indetto e gestito un concorso con i vincitori delle "assunzioni" già noti in partenza. Fin da settembre 2015 poi, ne avevamo scritto a febbraio, e aggiornato fino a giugno 2016, come si legge negli atti ufficiali, esiste un voluminoso dossier sulla scrivania del presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, e del presidente del Consiglio regionale, Roberto Ciambetti, dossier che dovrebbe essere anche a conoscena delle autorità giudiziarie competenti.

Nelle 569 pagine che compongono il dossier, sui cui contenuti vi aggiorneremo in una serie di puntate ad iniziare da quella odierna, si trova la descrizione del presunto "Clan Romano", dal cognome di Santo Romano, all'epoca direttore del Dipartimento Formazione, Istruzione e Lavoro, che farebbe capo ad una "cupola della P.A." secondo i compilatori del dossier, in grado di gestire in maniera clientelare i fondi pubblici destinati alla formazione professionale, lavoro ed istruzione.

Fondi in gran parte europei, gestiti dalla Regione Veneto attraverso bandi di concorso rivolti ad enti esterni accreditati. Nella selezione degli enti, nella redazione dei bandi e nel complesso sistema di gestione e controllo interno sarebbero stati distratti più di 100 milioni di euro all'anno, una cifra seconda per importanza solo a quella del bilancio della sanità regionale.

Il dossier è stato depositato anche presso la quarta Commissione, deputata alla "valutazione delle politiche pubbliche e degli effetti della legislazione regionale". I presunti "abusi" sarebbero stati perpetrati a danno della collettività, grazie ad un "vuoto normativo" dei bandi stessi costruito ad hoc, per "interpretare" e "non applicare" i regolamenti vigenti.

Il contenitore del presunto meccanismo fraudolento sarebbe il Sistema di Gestione e Controllo (SiGeCo) delle risorse destinate alla formazione, che recepisce il regolamento europeo 1303-2013 e 1011-2014, stabilendo i rapporti organizzativi tra le quattro 'amministrazioni centrali di competenza': l'Autorità di Gestione, l'Autorità Audit, l'Autorità di Certificazione e l'Autorità regionale ambientale.

Descrivemmo così le funzioni preposte in un articolo apparso su VicenzaPiù il 16 febbraio scorso: "L'autorità di gestione, diretta da Santo Romano, è l'ufficio che ha la responsabilità della buona esecuzione delle azioni previste dal Programma Operativo e del raggiungimento dei risultati attraverso la messa in opera di tutte le misure necessarie e idonee ad assicurare il corretto utilizzo delle risorse finanziarie e il rispetto della normativa comunitaria e nazionale applicabile. L'Autorità di Audit, invece, è l'organismo che pianifica, gestisce e coordina le attività di controllo lungo tutto il periodo di programmazione, al fine di garantire l'efficacia dei sistemi di gestione/controllo e la correttezza delle operazioni, in modo funzionalmente indipendente sia dall'Autorità di Gestione che dall'Autorità di Certificazione. L'autorità di certificazione ha viceversa la responsabilità di redigere e presentare alla Commissione Europea le dichiarazioni periodiche di spesa e la dichiarazione dei conti annuali corredata dalla dichiarazione e dal riepilogo annuale dell'Autorità di Gestione e dal parere e dal rapporto di controllo dell'Autorità di Audit. Infine, l'Autorità regionale ambientale, ha il compito di promuovere l'integrazione della componente ambientale in tutti i settori di azione dei fondi, affinché sia assicurata la coerenza delle strategie e degli interventi proposti dai documenti di Programmazione in base ai principi dello sviluppo sostenibile."
Secondo i compilatori del dossier, però, l'Autorità di Audit sarebbe influenzata dall'Autorità di Gestione, cosicché il controllore sarebbe coordinato dal controllato.

Addentrandosi nel presunto sistema diretto dal "Clan Romano", stando a quanto descritto nel dossier, le opacità sarebbero numerose, a partire dall'accreditamento degli enti beneficiari. Anche qui si troverebbero stridenti contiguità, capovolgimenti di ruolo tra controllori e controllati, sovrapposizioni di cariche incompatibili. L'ufficio preposto all'accreditamento degli enti, indispensabile per accedere ai fondi per la formazione, diretto da Claudia Bettin già collega di Santo Romano, si sarebbe avvalso di quattro collaboratori esterni, assunti con contratto a progetto da circa 14 anni, legati a vario titolo ad enti accreditati dalla Regione e tutti provenienti, secondo il dossier, dagli ambienti di Comunione e Liberazione.

Gian Salvo Rosana sarebbe, o sarebbe stato, al contempo consulente regionale, docente per Uniciels ente accreditato, coordinatore di un progetto, tramite consulenza, presso Esu Padova, altro ente accreditato.

Marco Giorio e Andrea Rodighiero sarebbero, o sarebbero stati, consulenti regionali e contemporaneamente soci nonché collaboratori di Sogesca, società specializzata in certificazione di qualità e accreditamento degli enti di formazione.

Anna Maria Colturato sarebbe, o sarebbe stata, contemporaneamente consulente regionale e collaboratrice di Sogesca.

Tali sovrapposizioni sarebbero state rese possibili, stando alle numerose pagine del dossier, da alcune falle interne al SiGeCo, che non indicherebbe compiti, scopi e funzioni dell'Autorità di Audit, omettendo le sue procedure e funzioni. Le verifiche di secondo livello avviate in autonomia dall'Autorità Audit, avvalendosi della collaborazione di una società esterna, causerebbero un'applicazione scorretta del principio di separazione. SiGeCo, infine, non approfondirebbe le indagini sulle procedure di controllo dei fondi erogati così come sui criteri di attivazione. I vuoti normativi insieme alla rete di relazioni che ruoterebbe intorno a Santo Romano, composta da "fidi" subalterni ed "incapaci" collaboratori, avrebbero dato origine ad una vasta discrezionalità in grado di far accreditare enti amici, grazie anche a concorsi cuciti addosso con perizia sartoriale, lasciando fuori enti sgraditi. Anche i controlli sarebbero così calibrati, con elasticità e alto grado di interpretazione per gli amici, con severità e puntiglio contro i nemici.

Sopra a questa presunta struttura, tutta interna agli uffici regionali, siederebbe l'assessore all'istruzione, alla formazione, al lavoro e pari opportunità, Elena Donazzan (a sinistra nella foto con Romano), la quale non ha mai voluto, o trovato il tempo, di rispondere alle 6 domande da noi rivoltele già in febbraio.

A queste da oggi e dopo una serie di lunghe verifiche proveremo a dare noi risposte punto per punto, giorno dopo giorno.


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