Quotidiano | Categorie: Politica

L'astensione al referendum veneto dei socialisti di Nencini e Fantò tra contraddizioni e mancata... Vigilanza sulle banche venete

Di Mario Giulianati Lunedi 4 Settembre alle 09:30 | 1 commenti

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La posizione (espressa di recente nel direttivo regionale socialista del Veneto, presieduto dal segretario Luca Fantò) sul referendum sull'autonomia dei socialisti veneti, quelli che riconoscono nell'on. Riccardo Nencini il loro Segretario nazionale, è sotto il profilo della tecnologia politica di un qualche interesse. La precisazione relativa ai socialisti "nenciniani" è d'obbligo perché di socialisti ve ne sono tanti altri che non militano in nessuna altra formazione politica, oppure lo fanno all'interno di Movimenti e Partiti, vedi Forza Italia, che poco hanno da spartire con gli alleati del PD. I socialisti nenciniani veneti hanno deciso di astenersi nel referendum, come altri soggetti politici.

L'astensione non è che uno dei metodi di espressione del voto, però in questo caso se non si è d'accordo con il dispositivo referendario trovo più incisivo il voto contrario. Non mi pongo in contrasto con le motivazione del NO o dell'astensione, ma ritengo che oltre alle motivazioni indicate dai sostenitori del SI si possa ritenere che alla fin fine un voto ampio sul Sì rappresenti anche una boccata di ossigeno per i cuori veneti, magari l'illusione di riuscire a prendersi una soddisfazione, cosa che aiuta soprattutto dopo le delusioni in buona parte pervenute anche dai vertici dello Stato sulla questione della deflagrazione delle Popolari venete.

Oggi tutti si danno da fare per organizzare convegni chiarificatori. Uomini di Governo, e anche rappresentanti autorevoli delle opposizioni si spostano nel Veneto per spiegare quanto hanno fatto di buono per "salvare" le nostre banche, la Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Verbo utilizzato questo "salvare" che suona un po' come un tentativo, non riuscito a mio avviso, di lenire, in grande ritardo, la ferita veneta. Anche perché i veneti, quelli doc e quelli che nel Veneto sono giunti da lontano e vi operano alacremente, solitamente si curano da soli. Purtroppo tutto questo in contemporanea alla cura da cavallo riservata al Monte dei Paschi di Siena.

Non mi sembra proprio che le Popolari venete siano state salvate visto poi che sono in liquidazione. Il buon gusto vorrebbe che almeno non si raccontassero delle favole. Torno al referendum. Dicono i socialisti nenciniani che metteranno in luce le "tante bugie" messe in giro a sostegno del Sì. Di "tante" ne citano due. Riprendo da VicenzaPiù del 2 c.m. il testo delle due presunte bugie.

La prima "1. Non ci sarà né riduzione delle tasse né tantomeno una ripartizione più vantaggiosa dei tributi a vantaggio dei cittadini veneti. La costituzione lo vieta." In Verità l'art. 119 non dice proprio questo. Anzi. Mentre l'art. 120 rimanda alle leggi la potestà di definire le ripartizioni. E le leggi le fa il Parlamento e come le fa le può anche modificare.

La seconda "2. Il referendum non può modificare in alcun modo le procedure previste dalla Costituzione per ottenere un livello più alto di autonomia. Dovranno comunque essere consultati gli enti locali e andrà comunque aperto un tavolo con il governo italiano." Vi è una netta contraddizione in termini nella dichiarazione dei socialisti nenciniani. Prima si sostiene che il referendum non può modificare le procedure e poi si aggiunge che comunque potrà essere aperto un tavolo con il governo italiano previa consultazione degli enti locali. E il referendum è una consultazione ancor più estesa perché è chiamata la gente, tutta, a esprimere la propria opinione in merito.

Alla fine del loro comunicato i socialisti nenciniani dicono che è un modo troppo costoso per ascoltare l'opinione dei cittadini. Per ascoltare la voce del popolo (un tempo si diceva "voce del popolo voce di Dio") si può anche spendere del denaro. Certo che il denaro pubblico necessita di particolare attenzione ma questo denaro è sempre molto ma molto meno di quanto questa Regione Veneto ha perso per l'incuria e la disattenzione di coloro che dovevano vigilare e comunicare alla gente i risultati di una Vigilanza di Banca d'Italia dalla quale si scopre tutto (forse) a piatti lavati e tasche svuotate. In questa ottica, visto che ai vertici mi pare che sieda nella stanza dei bottoni anche il segretario nazionale PSI e vice ministro Riccardo Nencini, un briciolo di responsabilità, politica almeno, credo che l'abbia anche lui.


Commenti

Inviato Lunedi 4 Settembre alle 17:36

Ci sono i socialisti del PD, quelli di FI, quelli di SI/SEL, quelli di Fratelli d'Italia, quelli del PDCI e quelli in RC e del PSI...e quelli della CGIL, della CISL, della UIL...e quelli della bocciofila di largo Turati e del dopolavoro INPS....? Forse il termine non riflette più i valori che rappresenta e diventa una medaglia che chiunque, impropriamente, può appuntarsi al petto.
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Commenti degli utenti

Giovedi 14 Dicembre alle 20:41 da Barbara77
In Gianni Zonin fa così tanta scena muta in commissione d'inchiesta sulle banche che Casini prova a fare il suo ventriloquo

Giovedi 14 Dicembre alle 14:25 da Lucia
In La lettera di una socia di Veneto Banca per accelerare il "ristoro" ai risparmiatori truffati dalle banche venete
Leggendo la lettera di Flavia mi è venuto tornato alla mente l'articolo 47 della Costituzione, nel passaggio dove recita:

"La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme...".

Purtroppo, come molte altre volte succede in questo Bel Paese mal gestito, avviene il contrario.
La vicenda delle banche venete è purtroppo nota e non stanno nemmeno più in piedi gli alibi che vogliono colpevolizzare i soci ("se la sono cercata loro perché sapevano che era rischioso ... volevano fare gli squali e adesso piangono miseria ...") perché è stato dimostrato che non è così; il prezzo delle azioni è stato taroccato ed è una truffa bella e buona che le banche hanno fatto ai loro sottoscrittori.
Raggirati da funzionari bancari senza coscienza pilotati a loro volta dai direttori senza scrupoli, che sapevano benissimo di vendere azioni fuffa ... ma l'importante è vendere e far carriera (no?).
E via col valzer delle scuse del tipo "siamo una banca solida ... non abbiamo problemi etc".
Mentre si tentava di coprire la voragine bancaria con un fazzolettino di carta, Consob e Banca d'Italia si giravano dall'altra parte per non vedere.
Il finale vede trionfare le banche che hanno fatto lo "sforzo" di avere solo la parte sana.
Come se non bastasse, i funzionari "lupi" delle due banche si sono travestiti da "agnelloni" di Intesa San Paolo, e probabilmente continueranno a perdere il pelo ma non il vizio.
Tutto apposto dunque. No?
Direi che alla luce di questo non faccio fatica a credere alla lettrice quando dice "credere nella Giustizia è diventato molto, molto difficile, quasi impossibile". E' e rimane impossibile, cara Flavia.
Molto probabilmente in un altro Paese più civile la cosa avrebbe preso una piega diversa, a favore dei risparmiatori (penso ad es. alle class action, che da noi sono solo di facciata).

Credo purtroppo, cara Flavia, che la lettera inviata ai politici cada nel nulla.
Per il semplice motivo che se qualcuno avesse voluto davvero fare qualcosa PRIMA, l'avrebbe fatto.
Ora è troppo tardi. Ed è persino patetico che i politici si proclamino adesso paladini dei risparmiatori, a babbo morto.

Mi spiace infonderle amarezza Flavia, ma mi dica forse se non ne ho motivo.

Con augurio di poter essere smentito.

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