Quotidiano | Categorie: Banche, Diritti umani, Fatti, Economia&Aziende

"Soldi per le banche ma non per la bancarotta dell’umanità": il Papa lo dice per i migranti, noi ci aggiungiamo i terremotati e i soci di BPVi e Veneto Banca. Cambiare priorità: a loro i soldi delle Spv e della speculazione

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile VicenzaPiù) Sabato 5 Novembre 2016 alle 23:25 | 0 commenti

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"Quando avviene la bancarotta di una banca, immediatamente appaiono somme scandalose per salvarla, ma quando avviene questa bancarotta dell'umanità non c'è quasi una millesima parte per salvare quei fratelli che soffrono tanto?": così oggi ha detto Papa Francesco durante l'incontro con i movimenti popolari parlando della crisi dei migranti e della necessità di intervenire per risolvere l'emergenza. Allargando il discorso rivolto ai "fratelli che soffrono tanto" per comprendervi i terremotati fisici del Centro Italia e quelli finanziari della Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca. Prendiamo spunto da Bergoglio, papa gesuita di formazione e piemontese di nascita, quindi "Uomo" pratico, ma di cuore... argentino, quindi "Uomo" sensibile, per lanciare una doppia provocazione.

Anche se ci opporranno le difficoltà normative e contrattuali, che, però, se solo lo si volesse, potrebbere essere superate da uno dei mille decreti che in altri caso fanno, e coprono, tutto, e, visto che gli interventi pubblici servono a sostenere l'economia, perché non "deviare" i soldi pubblici da costruzioni di opere utili, forse, ma di sicuro non indispensabili (vedi certe Spv) verso la ricostruzione utile e indispensabile delle case e delle attività dei terremotati?

E perché ancora non girare direttamente agli azionisti traditi i soldi, in parte pubblici e in gran parte garantiti dal pubblico, destinati alle banche in bancarotta dalla "finanza", che si aspetta utili per se stessa, condizione necessaria ma non sufficiente a salvarle, proprio al territorio martoriato dalle perdite dei risparmiatori soci che di quei soldi dovrebbero essere i primi beneficiari?

Basterebbe, quindi, cambiare priorità nella spesa e destinarla ai terremotati fisici e finanziari per rimettere subito in circolo i soldi che, dati ai più "bisognosi", tornerebbero immediatamente nell'economia reale e farebbero da leva moltiplicativa delle risorse creando lavoro e reddito per tanti e non solo per i pochi protagonisti dei grandi investimenti, costruttori di strade e speculatori finanziari che siano.

A costoro, per carità, non andrebbero azzerati i finanziamenti, che ben gestiti potrebbero ben fruttare, ma andrebbero dati invertendo le priorità attuali con le modalità dei tempi allungati ora previsti per i terremotati del centro Italia o degli importi ridotti ipotizzati dalla finanza per i soci azzerati di Vicenza e del Veneto.

Ragionando in termini di equità ma anche di macroeconomia anche le migliaia di dipendenti a rischio qui da noi sarebbero solo una piccola parte dei nuovi occupati di cui avrebbe subito bisogno una economia territorialmente rilanciata.

Si spendano, quindi, i tanti soldi previsti per le strade in più e per i finanziari di turno, sempre uno di più del necessario, ma cambiando le priorità: prima li si diano ai bisognosi, come auspica Bergoglio, che sapranno e dovranno anche rimetterli in circolo subito, perchè i senza casa hanno bisogno di case e i senza risparmi potranno usarli di nuovo, perchè ritroveranno fiducia nella società. 

Solo generando volani positivi e non parassitari e speculativi si genereranno risorse da dedicare ai veri investimenti in cui può rientare anceh uan umana e sana gestione dei profughi.

Sogni? Se rimaniamo soli sì, ma la voce di Papa Francesco merita ben altra eco della nostra.

Ci sarà di sicuro, ma speriamo che ci sia nei fatti e non nelle vuote dichiarazioni.

Magari iniziando anche da una diversa priorità e destinazione delle spese della Santa Sede.


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