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Sindaco di Ferrara Tagliani va in Commissione banche e accusa Bankitalia e... Zonin: dopo Palazzo Repeta a Vicenza fece comprare sua sede di Ferrara, Palazzo Giglioli Varano. E ufficializzò interesse per Carife a casa sua...

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile) Domenica 12 Novembre 2017 alle 19:10 | 0 commenti

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Il sindaco di Ferrara e presidente della Provincia, Tiziano Tagliani, ha inviato alla Commissione banche del Senato nella quale, chiedendo di essere sentito in audizione assieme alle associazioni dei risparmiatori, ribadisce le proprie convinzioni sui fatti che avrebbero danneggiato la Carife e i suoi azionisti per opera di Banca d'Italia e segnala due "anomalie" per la Banca Popolare di Vicenza che, dopo aver acquistato palazzo Repeta, la sua ex sede di Vicenza, tramite la sua Immobiliare Stampa, avrebbe fatto acquistare da una società "riconducibile" alla BPVi, non meglio specificata, la sede di Bankitalia locale in piazza Tasso 1 (Palazzo Giglioli Varano) e il cui presidente, Gianni Zonin, avrebbe convocato presso la sua abitazione la stampa ferrarese per comunicare in maniera irrituale la proposta di acquisto della Cassa di Risparmio di Ferrara senza che nessuno dei soggetti preposti obiettasse alcunché...

prima di pubblicare l'intera missiva del sindaco di Vicenza vi anticpiamo il suo passaggio per quanto fa riferimento alla Banca Popolare di Vicenza e a Gianni Zonin chiedendo "se sia vero e quali siano le ragioni in forza della quali per molti mesi dopo il commissariamento che sia stato negato accesso, pur previo impegno alla riservatezza, ai dati economico gestionali di CARIFE spa  a  soggetti interessati, ad esclusione della sola Banca Popolare di Vicenza la quale tra l'aprile 2014 ed il settembre dello stesso anno avanzava tramite il proprio presidente Gianni Zonin pubblicamente, in spregio alle norme, il proprio interesse all'acquisto di CARIFE, invitando tra l'altro la stampa a Vicenza presso la sua abitazione,  senza che alcuno dei soggetti preposti abbia inteso intervenire. Se sia vero infine e come sia stato eventualmente giustificato l'acquisto della sede di Banca d'Italia in piazza Tasso a Ferrara da parte di società riconducibile a Popolare di Vicenza..."     
 

Di seguito il testo dell'email che il Sindaco di ferra, tramite il suo portavoce, ha inviato alla Commissione banche del Senato nella quale, chiedendo di essere sentito in audizione assieme alle associazioni dei risparmiatori, ribadisce le proprie convinzioni.

Onorevole Presidente,

nella mia veste di Sindaco di Ferrara e Presidente della Provincia Le chiedo di essere sentito in audizione assieme alle associazioni dei risparmiatori ferraresi. Ho avuto infatti l'ingrato ruolo di dover assistere alla liquidazione del locale Istituto di credito CARIFE secondo un iter che appare a mente lucida inaccettabile sul piano tecnico e soprattutto gravemente iniquo sul piano delle sue conseguenze sociali. 

In questa vicenda non ho avuto paura di rappresentare il mio pensiero che oggi vedo, tardivamente purtroppo, largamente condiviso anche da parte di chi all'epoca mi ricordava di non "intendermi di banche" : questo scrivevo al Governatore ed ai vertici dei ministeri all'indomani del decreto "salva banche":

Siamo testimoni del crollo della fiducia nelle Istituzioni bancarie che hanno collocato presso il  pubblico dei risparmiatori "retail" prodotti a rischio senza adeguata informativa con la conseguente "evaporazione" di risparmi delle famiglie, investimenti effettuati su titoli accreditati dalle istituzioni preposte alla vigilanza, di rating di assoluta solidità, ma altresì di un vero e proprio tradimento delle proposte che la stessa Banca d'Italia, tramite i commissari CARIFE, avevano presentato all'assemblea degli azionisti della Cassa di Risparmio di Ferrara il 30 luglio scorso ed alle quali la stessa Fondazione CARIFE diede assenso autorizzata dal MEF.

Le chiedo pertanto a nome dei miei concittadini di approfondire, sotto ogni profilo di competenza della commissione, accertandone le responsabilità anche i seguenti fatti:

1.       Le ragioni che hanno consentito dopo oltre un anno di "sorveglianza tecnica rafforzata" della Banca d'Italia, disposta fin dal 2009, che le istituzioni preposte alla sorveglianza abbiano autorizzato, secondo alcuni imposto, a CARIFE spa nel 2011 un aumento di capitale di 150 milioni di euro sottoscritto in larga misura da imprese e famiglie locali

2.       Le ragioni in forza delle quali si è disposto nel maggio del 2013 il commissariamento di CARIFE spa a valle di un bilancio 2012 approvato il 30 aprile precedente in quale evidenziava un capitale netto di 384 milioni al netto di svalutazioni straordinarie imposte da Banca d'Italia per 104 ml. Va infatti segnalata una ulteriore ispezione straordinaria conclusa nel febbraio 2012 che imponeva tali svalutazioni su crediti. Sulla decisione del commissariamento pende attualmente giudizio avanti il TAR Lazio; tra le ragioni della impugnazione del commissariamento peraltro risultano tecnicamente evidenziate gravi violazioni di diritto e la omessa considerazione di poste patrimoniali significative a credito della banca stessa tali, se riconosciute, da evitarne la ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria.

3.         La continuità contabile e la assidua presenza ci fanno peraltro supporre che Banca d'Italia avesse valutato nel 2011 che i fondamentali patrimoniali di CARIFE spa fossero atti a superare, con il predetto aumento di capitale, le proprie difficoltà di adeguamento ai parametri  cosa che con il bilancio 2012 risulta confermata, si chiede quindi quali fatti straordinari, omissioni od errori di valutazione abbiano determinato questa inversione totale di prospettiva.   

4.        Si evidenzia peraltro che per circa un anno dopo il commissariamento è stata consentita da parte dei commissari la negoziazione della azioni CARIFE nel mercato interno a prezzi non noti allo scrivente, con ciò confermando che la banca era comunque capitalizzata.

  5.       Se sia vero e quali siano le ragioni in forza della quali  per molti mesi dopo il commissariamento che sia stato negato accesso, pur previo impegno alla riservatezza, ai dati economico gestionali di CARIFE spa  a  soggetti interessati, ad esclusione della sola Banca Popolare di Vicenza la quale tra l'aprile 2014 ed il settembre dello stesso anno avanzava tramite il proprio presidente Gianni Zonin pubblicamente, in spregio alle norme, il proprio interesse all'acquisto di CARIFE, invitando tra l'altro la stampa a Vicenza presso la sua abitazione,  senza che alcuno dei soggetti preposti abbia inteso intervenire. Se sia vero infine e come sia stato eventualmente giustificato l'acquisto della sede di Banca d'Italia in piazza Tasso a Ferrara da parte di società riconducibile a Popolare di Vicenza.      

6.       Come si giustifica l'assenso di Banca d'Italia dati ai commissari e del MEF dato alla Fondazione Carife all'intervento del FIDT che fu deliberato dalla assemblea degli azionisti il 30.7.2015 previa delibera del FIDT del 6.5 precedente, anche per questa ragione la Fondazione CARIFE ha introdotto giudizio amministrativo per l'annullamento del provvedimento, giudizio che pende avanti il Consiglio di Stato con udienza fissata al novembre del 2018.

7.       tale assenso infatti confligge irrimediabilmente con la risoluzione disposta solo poche settimane più tardi con il "salva banche" e soprattutto, così operando, si è negato il pur minimo ristoro agli azionisti CARIFE.

Caro Presidente,

Auguro a Lei ed alla commissione un buon lavoro, celere ma approfondito, su temi di interesse non solo dei singoli risparmiatori, ma dell'intero sistema bancario del nostro paese, offro la mia collaborazione ed invito la commissione ad acquisire sui fatti di cui sopra tutta la documentazione atta ad accertare  fatti e responsabilità .

Tiziano Tagliani Sindaco di Ferrara - Presidente della Provincia


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"La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme...".

Purtroppo, come molte altre volte succede in questo Bel Paese mal gestito, avviene il contrario.
La vicenda delle banche venete è purtroppo nota e non stanno nemmeno più in piedi gli alibi che vogliono colpevolizzare i soci ("se la sono cercata loro perché sapevano che era rischioso ... volevano fare gli squali e adesso piangono miseria ...") perché è stato dimostrato che non è così; il prezzo delle azioni è stato taroccato ed è una truffa bella e buona che le banche hanno fatto ai loro sottoscrittori.
Raggirati da funzionari bancari senza coscienza pilotati a loro volta dai direttori senza scrupoli, che sapevano benissimo di vendere azioni fuffa ... ma l'importante è vendere e far carriera (no?).
E via col valzer delle scuse del tipo "siamo una banca solida ... non abbiamo problemi etc".
Mentre si tentava di coprire la voragine bancaria con un fazzolettino di carta, Consob e Banca d'Italia si giravano dall'altra parte per non vedere.
Il finale vede trionfare le banche che hanno fatto lo "sforzo" di avere solo la parte sana.
Come se non bastasse, i funzionari "lupi" delle due banche si sono travestiti da "agnelloni" di Intesa San Paolo, e probabilmente continueranno a perdere il pelo ma non il vizio.
Tutto apposto dunque. No?
Direi che alla luce di questo non faccio fatica a credere alla lettrice quando dice "credere nella Giustizia è diventato molto, molto difficile, quasi impossibile". E' e rimane impossibile, cara Flavia.
Molto probabilmente in un altro Paese più civile la cosa avrebbe preso una piega diversa, a favore dei risparmiatori (penso ad es. alle class action, che da noi sono solo di facciata).

Credo purtroppo, cara Flavia, che la lettera inviata ai politici cada nel nulla.
Per il semplice motivo che se qualcuno avesse voluto davvero fare qualcosa PRIMA, l'avrebbe fatto.
Ora è troppo tardi. Ed è persino patetico che i politici si proclamino adesso paladini dei risparmiatori, a babbo morto.

Mi spiace infonderle amarezza Flavia, ma mi dica forse se non ne ho motivo.

Con augurio di poter essere smentito.
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