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Sorato in BPVi faceva tutto all'insaputa di Gianni Zonin che, anche, nella Fondazione Roi faceva tutto all'insaputa di Achille Variati che in Comune, Provincia, Upi, Cdp... Solo la discontinuità salverà Vicenza!

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile) Domenica 1 Ottobre alle 22:28 | 1 commenti

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Sulla base dell'agenda di Gianni Zonin, curata dalla segreteria dell'allora presidente della Banca Popolare di Vicenza su carta intestata BPVi e ora gli atti, in nostro possesso, dell'indagine in capo alla Procura di Vicenza, il collega Marco Milioni su Vvox del 16 settembre dà conto di una colazione a casa Zonin avvenuta dopo la presentazione da parte dell'allora anche presidente della Roi e alla presenza del sindaco Achille Variati del "progetto di integrale del restauro, sostenuto dalla Fondazione Roi, del ciclo pittorico della Cappella del Rosario all'interno della Chiesa di Santa Corona" (qui la nostra notizia di cronaca al riguardo e nella foto l'evento nella cappella).

Il collega si diceva incuriosito da quel pranzo e dalla presenza, tra i numerosi ospiti, tra cui il cda al completo, tra membri già presenti e consiglieri in via di nomina come Giovanni Carlo Federico Villa, il direttore ma anche no del Chiericati, di Achille Variati "a pochi giorni, per l'esattezza due, dalla drammatica assemblea dei soci della Banca Popolare di Vicenza dell'11 aprile 2015 - che avrebbe ridotto il prezzo delle azioni da 62,5 a 48 euro..." (l'annuncio della proposta all'assemblea del primo taglio era stato dato dal cda della BPVi il giorno prima, clicca qui sul nostro lancio, e la mattina del 9 campeggiava su tutti i quotidiani.

Marco Milioni, quindi, chiedeva al sindaco il perchè della sua presenza, che Variati motivava con l'ovvia consuetudine e cortesia istituzionale di partecipare a colazioni a casa Zonin "di tanto in tanto" dopo "eventi di un certo prestigio magari a palazzo Thiene, sede cerimoniale della Popolare, o per eventi che riguardassero la Roi..." e, soprattutto, se Variati "approfittò dell'occasione per chiedere a Zonin se la svalutazione delle azioni di BpVi avrebbe causato un danno anche alla Fondazione Roi, visto che l'ente benefico aveva investito in azioni della banca partecipando agli aumenti di capitale degli anni precedenti. O se ci sarebbero state novità negative per i soci, molti dei quali suoi concittadini". La risposta, scrive il collega di Vvox, fu negativa: "in questo senso era prassi per l'allora presidente Zonin non mescolare le questioni che riguardavano i due consigli di amministrazione da lui guidate con altre questioni".

Bene, benissimo, anche se poi i fatti si sono più che "mescolati" e, come ora sono stranoti a tutti e non solo all'entourage più o meno vasto di Zonin & c., si sono concretizzati, prima, nella perdita da parte della Roi di circa 30 milioni di euro investiti in azioni BPVi (cfr. il nostro libro "Roi. La fondazione demolita") e, poi, nella Liquidazione coatta amministrativa della Popolare vicentina (cfr. sempre il sempre nostro "Vicenza. La città sbancata").

Bene, benissimo ma anche no allora.

Altri colleghi (molti, troppi dalle nostre parti?), infatti, mai si accorsero della "ingenuità", solo bancaria, però, e non nelle sue aziende, di Zonin, irretito dai suoi dirigenti, da lui scelti e che a lui e al cda rispondevano, come, in primis, Sorato. Forse perchè questi colleghi, più celebrati, evidentemente, sono stati molto meno "maliziosi" e, soprattutto, meno curiosi di Milioni e di chi vi scrive pur frequentando, loro, costantemente, e non di tanto in tanto, Gianni Zonin e Samuele Sorato?

Fu questa questa comoda assiduità a "indurli" alla eccessiva... cortesia istituzionale mentre chi non vi aveva accesso si sentiva "provocato" a scavare e capire cosa ci fosse dietro le veline e gli incontri, magari cene e viaggi inclusi, di cortesia?

Sempre nell'agenda del 9 aprile 2015 (la pubblichiamo qui integralmente) appaiono, ad esempio, dopo l'ovvio incontro mattutino dell'ex dg che anche quel giorno forse mentì all'ex presidente, e dopo la colazione anche gli appuntamenti dell'ex presidente per interviste telefoniche prima con una delle firme principali di economia de Il Corriere del Veneto , alle 16.30, e poi con una di peso de Il Gazzettino, alle 17.10, per finire in grande alle 18.30 gli impegni mediatici con l'intervista de visu concessa presso gli uffici di presidenza (e insieme a Sorato) al direttore de Il Giornale di Vicenza accompagnato da una delle sue firme di economia. Dulcis in fundo della pesante giornata del poco informato Zonin, allevaita dalla cancellazione di un impegno col vice dg Cauduro, c'era uel 9 aprile 2015 un suo incontro in banca, pensiamo stavolta di affari e non di cortesia istituzionale, e alla presenza di Sorato con Roberto Meneguzzo, il dominus della Palladio Finanziaria.

Ebbene, e torniamo al nostro sindaco nonchè presidente della Provincia di Vicenza e poi dell'Upi e poi promosso a membro del cda della Cassa Depositi e Prestiti, magari anche grazie alla sua precedente esperienza da dirigente bancario in Banca Cattolica, ora Banca Intesa Sanpaolo (la storia si ripete in Veneto...) che Sorato nascondesse tutto, o quasi, a Zonin testimonia della sua ingenuità, dell'imprenditore vitivinicolo, intendiamo, di successo e di polso fuori da via Btg. Framarin, ma soggetto passivo e a "sua insaputa" di anni di gestione della BPVi allegra per tutti (pardon per tutti meno che per... Bankitalia e Consob, che, peggio di lui, se ne sono accorte addirittura dopo di lui, ma questo è un altro discorso, pardon).

Ma che anche Zonin, per quel poco che contava, nascondesse quello che faceva, in Roi e nella banca, anche ad Achille Variati, che pure, di tanto in tanto, lo frequentava anche in occasioni, le colazioni in villa, in cui magari qualche bicchiere di vino aiutava una maggiore sincerità tra i commensali, farebbe pensare a uan notevole ingenuità del nostro sindaco e non solo, che da politico top di Vicenza di nessuno si fida e tutto sa, e decide, ma che, da ospite in casa Zonin, sostiene, convinto ancora oggi, che l'ex bi-presidente sempre tenesse separate le questioni dell'Istituto e della creatura del marchese Giuseppe Roi.

Ammesso allora che non abbia letto, lui o il suo possente staff di comunicazione, pagato dai cittadini di Vicenza e da quelli della Provincia, lui o chi gli fornisce le rassegne stampa dell'Upi o di Cdp, allora ammesso, e non concesso perchè preferiamo essere malizioni e non ingenui a tutela ei nostri lettori/cittadini, che non abbia letto la parte delle due testimonianze che anche o almeno noi abbiamo pubblicato, gliele riportiamo qui.

Zonin, signor sindaco ecc. ecc., fa mettere a verbale dalla GdF, prima, che "«la FONDAZIONE ROI era, di fatto, "una emanazione della BANCA"...» (non tocchiamo neanche maiuscole e minuscole dei verbali) e, poi, la GdF verbalizza così: "Richiesto di riferire circa il momento e le modalità con cui ha appreso dell'esistenza delle c.d. "operazioni baciate" e delle lettere di impegno al riacquisto e/o garanzia di rendimento, ZONIN GIOVANNI dichiara: con riferimento all'incontro con CAUDURO (Adriano Cauduro, ndr) presso la FONDAZIONE ROI confermo che costui, in quell'occasione, mi ha rappresentato l'esistenza delle lettere di impegno e l'esistenza di questioni attinenti ai Fondi lussemburghesi...".

Allora se Gianni Zonin considerava la Roi un'emanazione della banca e teneva distinte le sue funzioni nei due Cda, e se il nostro Variati, nelle sue frequentazioni (con lui e altri membri influenti dei due cda come Giuseppe Zigliotto e Matteo Marzotto per la BPVi ed Elisa Avagnina, prima, e Giovanni Villa, poi, per la Roi ) non l'ha mai capito, o Achille è un ingenuo, a cui improvvidamente sono state da noi o da altri demandate tante funzioni, in città, in provincia, nelle province italiane e nella Cdp, oppure, eccolo il suo tallone, anche lui, come colleghi della stampa ben più bravi di Milioni e di chi vi scrive, dalla comoda assiduità con quei cda è stato "indotto" a una eccessiva e miope... cortesia istituzionale.

Che sia stato ingenuo o che, fuori dalle stanze dei vari Palazzi da lui controllatissime e dove opera con ben diverso acume, lo abbiano confuso certe frequentazioni, ora ci pervade un senso, enorme, di timore, quello di non essere nelle mani giuste.

Ma non ci abbattiamo, visto che le amministrative e altre scadenze ci fanno pensare che il "nostro" rispetti il suo impegno a "farsi da parte", ovunque, e allora speriamo che chi amministrerà in futuro città e provincia e chi coordinerà le province o siederà nel Cda della Cdp, o di qualunque altro ente in cui sia scelto, sia un vicentino che dimostri la sua discontinuità col passato.

Noi svolgeremo, intanto, e sempre più incuranti di denunce e minacce continue, il nostro piccolo compito, quello di "cani da giardia del potere", perchè di noi tutto si dica e pensi ma non che tutto possa avvenire all'insaputa dei nostri lettori, che aiutiamo ad essere intelligenti e non ingenui...


N.b. Nella da sinistra Fabrizio Magani, soprintendente dei beni storici di Verona, Rovigo e Vicenza, il sindaco Variati, il bi-presidente Zonin e il prof. Ferdinando Rigon al tavolo della presentazione in Cappella del 9 aprile prima di andare a pranzo della signora Silvana Zuffellato in Zonin


Commenti

Inviato Lunedi 2 Ottobre alle 07:05

Per le prossime elezioni amministrative per il Comune di Vicenza NESSUNO coinvolto direttamente o indirettamente con le questioni Banca Popolare di Vicenza e Fondazione ROI, in primo luogo tutti i membri della Giunta Variati.
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Commenti degli utenti

Giovedi 14 Dicembre alle 20:41 da Barbara77
In Gianni Zonin fa così tanta scena muta in commissione d'inchiesta sulle banche che Casini prova a fare il suo ventriloquo

Giovedi 14 Dicembre alle 14:25 da Lucia
In La lettera di una socia di Veneto Banca per accelerare il "ristoro" ai risparmiatori truffati dalle banche venete
Leggendo la lettera di Flavia mi è venuto tornato alla mente l'articolo 47 della Costituzione, nel passaggio dove recita:

"La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme...".

Purtroppo, come molte altre volte succede in questo Bel Paese mal gestito, avviene il contrario.
La vicenda delle banche venete è purtroppo nota e non stanno nemmeno più in piedi gli alibi che vogliono colpevolizzare i soci ("se la sono cercata loro perché sapevano che era rischioso ... volevano fare gli squali e adesso piangono miseria ...") perché è stato dimostrato che non è così; il prezzo delle azioni è stato taroccato ed è una truffa bella e buona che le banche hanno fatto ai loro sottoscrittori.
Raggirati da funzionari bancari senza coscienza pilotati a loro volta dai direttori senza scrupoli, che sapevano benissimo di vendere azioni fuffa ... ma l'importante è vendere e far carriera (no?).
E via col valzer delle scuse del tipo "siamo una banca solida ... non abbiamo problemi etc".
Mentre si tentava di coprire la voragine bancaria con un fazzolettino di carta, Consob e Banca d'Italia si giravano dall'altra parte per non vedere.
Il finale vede trionfare le banche che hanno fatto lo "sforzo" di avere solo la parte sana.
Come se non bastasse, i funzionari "lupi" delle due banche si sono travestiti da "agnelloni" di Intesa San Paolo, e probabilmente continueranno a perdere il pelo ma non il vizio.
Tutto apposto dunque. No?
Direi che alla luce di questo non faccio fatica a credere alla lettrice quando dice "credere nella Giustizia è diventato molto, molto difficile, quasi impossibile". E' e rimane impossibile, cara Flavia.
Molto probabilmente in un altro Paese più civile la cosa avrebbe preso una piega diversa, a favore dei risparmiatori (penso ad es. alle class action, che da noi sono solo di facciata).

Credo purtroppo, cara Flavia, che la lettera inviata ai politici cada nel nulla.
Per il semplice motivo che se qualcuno avesse voluto davvero fare qualcosa PRIMA, l'avrebbe fatto.
Ora è troppo tardi. Ed è persino patetico che i politici si proclamino adesso paladini dei risparmiatori, a babbo morto.

Mi spiace infonderle amarezza Flavia, ma mi dica forse se non ne ho motivo.

Con augurio di poter essere smentito.

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